Giovedì 24 Ottobre 2019

Quel ragazzino buono e riservato che ha deciso di farla finita

Prima di iniziare l'istituto alberghiero a Tortona il 14enne morto a Torino nel giorno di Capodanno aveva frequentato le scuole medie a Novi. Il giovane aveva anche partecipato a un progetto antiviolenza. Ma dietro la sua morte non ci sarebbe l'ombra del bullismo: "Ce ne saremmo accorti", dicono gli insegnanti

Quel ragazzino buono e riservato che ha deciso di farla finita
NOVI LIGURE – Non è mai facile dare spiegazioni di un gesto estremo. E lo è ancora meno se a compierlo è un ragazzino di appena 14 anni, poco più di un bambino con tutta la vita davanti. E. D. P. si è tolto la vita nel giorno di Capodanno, lasciandosi cadere dal parapetto del Lungopo Diaz a Torino e precipitando sul selciato del marciapiede, una decina di metri più sotto. Aveva frequentato le scuole medie al Boccardo e chi lo conosceva lo descrive come un ragazzo di indole buona anche se molto riservato, quasi solitario. Dalle pagine dei social network, emerge il ritratto di un giovane normale, un adolescente come tanti: l’ultima foto è un selfie con Stefano Lepri, un noto youtuber italiano attivo soprattutto nel settore dei giochi elettronici. «Finalmente, il mio idolo!», aveva commentato E.

A febbraio del 2018, le scuole medie del territorio avevano patrocinato un incontro sul bullismo al Museo dei Campionissimi. E. era stato tra gli studenti più attivi nell’organizzare l’iniziativa, ricorda la docente del Boccardo Nicoletta Rapetti, referente dei progetti antibullismo dell’istituto comprensivo 2. «Su internet aveva trovato un video che considerava particolarmente adatto al tema e vincendo la sua naturale timidezza l’aveva proposto ai compagni. Così il filmato era stato proiettato al Museo e lui era intervenuto di fronte a tutti i suoi coetanei riuniti per spiegarne il significato».

Nonostante il tema gli stesse particolarmente a cuore, non ci sarebbe però l’ombra del bullismo dietro la morte di E.: «A scuola ce ne saremmo accorti», dice ancora Nicoletta Rapetti. Forse il 14enne novese è rimasto vittima della propria sensibilità, di un male di vivere conosciuto davvero troppo presto, quando ancora non aveva gli strumenti caratteriali per difendersene. Rimasto orfano di padre, divideva la propria esistenza tra Novi, Tortona (frequentava il primo anno dell’istituto alberghiero Santa Chiara) e Torino, dove abita il nonno. Era andato da lui per qualche giorno, per trascorrere le feste. Poi la decisione di farla finita nel giorno di Capodanno, ad appena 14 anni. Poco prima – verso le 16.30 – aveva mandato un messaggio ai familiari, che erano usciti per cercarlo senza arrivare in tempo per evitare la tragedia. Perché è successo forse non lo sapremo mai, ma possiamo almeno provare a evitare che accada ancora. Le parole sono ancora dell’insegnante di E.: «Ascoltare i ragazzi, dare regole e farle rispettare, accettare i loro silenzi, proporre esempi positivi, trascorrere più tempo con loro».

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