Giovedì 24 Ottobre 2019

Processo alla presunta terrorista: nel pc del marito i documenti dell'organizzazione?

Nuova udienza davanti alla Corte d'Assise per Lara Bombonati, accusata di appartenenza ad una associazione terroristica. L'associazione di appartenenza sarebbe nata da una scissione, “ma il quel periodo lei si trovava già in Turchia, in un centro di detenzione”

Processo alla presunta terrorista: nel pc del marito i documenti dell'organizzazione?
CRONACA – Sempre presente, in silenzio, a fianco del suo avvocato Lorenzo Repetti. Prosegue davanti alla corte d'Assise di Alessandria il processo a carico di Lara Bombonati, la 26enne residente a Garbagna accusata di fare parte di una cellula terroristica islamica, arrestata a Tortona nel giugno 2017.
Ieri era attesa la testimonianza considerata determinante della suocera, la madre del marito Francesco Cascio del quale si sono perse le tracce. Lara teme sia morto in Siria, ma l'ufficialità da parte delle autorità non c'è. La testimone, tuttavia, non si è presentata a causa delle condizioni di salute precarie, ma sarà chiamata a comparire in una delle prossime udienze.
Sono ancora tanti gli aspetti da chiarire circa il ruolo che avrebbe avuto Lara nell'organizzazione delle cellula terroristica. Secondo l'accusa, sostenuta dalla procura generale di Torino, la ragazza aveva un ruolo di “staffetta”, doveva cioè trasportare e consegnare documenti tra i diversi adepti dell'associazione, nata dalla scissione di una precedente organizzazione. Nel computer di Francesco, sequestrato dagli agenti della Digos nell'abitazione dove era ospite Lara, sarebbero stati trovati documenti attestanti l'appartenenza alla cellula. Ma, secondo quanto emerso nel corso del dibattimento, ieri, in aula, tale cellula avrebbe preso vita i primi mesi del gennaio 2017, “quando Lara era da due settimane in un centro di detenzione in Turchia, in attesa di espulsione”, fa presente l'avvocato della difesa. I documenti, “di cui non se ne conosce la provenienza”, sostiene Repetti, sono redatti in lingua araba, che la ragazza non conoscerebbe.
Saranno oggetto di traduzione, affidata dalla Corte ad un perito.
La linea della difesa punta a dimostrare come Lara non fosse nel pieno delle sue facoltà ed agisse per “compiacere il marito” di cui era profondamente innamorata. La prossima udienza è fissata per l'11 febbraio. Sarà ascoltato uno degli agente di polizia che eseguirono le indagini.

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