Mercoledì 23 Ottobre 2019

Uno spettacolo per raccontare Coppi e l'affollata solitudine del campione

"L'affollata solitudine del campione" è lo spettacolo di Gian Luca Favetto, Michele Maccagno e Fabio Barovero che racconta la storia di Fausto Coppi. Appuntamento a Castellania e a Novi Ligure

Uno spettacolo per raccontare Coppi e l'affollata solitudine del campione
CASTELLANIA COPPI – Non poteva che tenersi a Castellania – che dal 27 marzo scorso si chiama Castellania Coppi in omaggio al suo concittadino più illustre – l’anteprima del reading “Fausto Coppi, l’affollata solitudine del campione”. L’appuntamento è per lunedì 13 maggio alle 21.00. E il giorno dopo, martedì 14 maggio, sarà la volta della città adottiva dell’Airone, Novi Ligure, con lo spettacolo che farà tappa al Museo dei Campionissimi (ore 11.00, rappresentazione riservata alle scuole).

Il reading andrà in scena nel suggestivo contesto di Borgo di Castellania, ampio complesso ricavato da antiche cascine, oggi struttura ricettiva collocata a pochi metri dal Mausoleo dei fratelli Coppi Fausto e Serse e dalla casa di famiglia che conserva intatti i ricordi del Campionissimo, meta ogni anno di pellegrinaggio laico ma appassionato di migliaia di turisti da tutto il mondo.
Lo spettacolo, progetto di Gian Luca Favetto con Michele Maccagno e Fabio Barovero, è un un recital di parole e musica che racconta Coppi anche attraverso le più grandi firme del giornalismo che hanno narrato con passione le sue mitiche imprese: da Dino Buzzati a Vasco Pratolini, da Orio Vergani a Curzio Malaparte.

«La storia di un uomo dentro la storia – spiega Gian Luca Favetto – di un campione, di una persona gentile e riservata diventata già in vita, al di là delle intenzioni, una leggenda. Un uomo sempre in fuga che riassume in sé la storia di quel lembo di Piemonte che lo ha forgiato, di cui portava in giro per il mondo silenzi, tenacia, fatiche, asprezze e dolcezze. Un recital di parole e musica che vuole restituire al tempo presente la figura di Fausto Coppi. Un racconto di vittorie e tragedie, di cadute e trionfi che mette in fila le prime pedalate come garzone di macelleria e la prima corsa, la prima vittoria al Giro d’Italia e la prima doppietta Giro-Tour, la fuga più lunga e i grandi distacchi con cui arrivavano al traguardo gli avversari. E poi il rapporto inscindibile con Gino Bartali. E l’Italia di quegli anni. E il suo essere tutt’uno con la bicicletta, come Paganini era tutt’uno con il suo violino. E naturalmente l’amore. E naturalmente la morte, che consegna al mito questo uomo solo in fuga, con la maglia biancoceleste addosso: il suo nome è Fausto Coppi».

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