Economia, Politica...
L'intervento
Dopo il tavolo al Ministero senza la presenza dei ministri, Fiom indice lo stato di agitazione. La segretaria provinciale di Rifondazione, Stefanella Ravazzi, attacca l'esecutivo e chiede di tutelare lavoratori e ambiente
5 Agosto 2026
ore
11:29
NOVI LIGURE - Tensione sempre più alta attorno al futuro dello stabilimento ex Ilva di Novi Ligure, con la situazione monitorata da Rc. La Fiom ha indetto lo stato di agitazione permanente della classe lavoratrice a seguito di un ennesimo incontro interlocutorio e deludente al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Al tavolo romano, che vedeva la partecipazione della Rsu Fiom Ilva, dei sindacati regionali e provinciali e delle rappresentanze dei territori di Taranto e Genova, i rappresentanti dei lavoratori hanno trovato di fronte a sé soltanto i tecnici ministeriali, registrando la completa assenza dei vertici politici del Governo. Il nodo del tavolo ministeriale e la protesta dei sindacati I sindacati di categoria Fim, Fiom e Uilm ribadiscono la necessità improrogabile di salvaguardare il lavoro, il reddito, la salute e l'ambiente. Tra le richieste inviate all'esecutivo figurano un piano sociale straordinario, la garanzia dell'integrità del gruppo siderurgico, la decarbonizzazione degli impianti e il risanamento ambientale. Tuttavia, la totale mancanza di interlocutori politici durante le trattative complica ulteriormente il quadro, esasperando le maestranze della pianta novese e degli altri poli produttivi del Paese. La dura presa di posizione di Rc Sulla vicenda interviene con fermezza la Federazione provinciale di Alessandria del Partito della Rifondazione Comunista. La segretaria provinciale di Rc Stefanella Ravazzi esprime una condanna netta nei confronti delle istituzioni centrali, sottolineando come la crisi non rappresenti più un'emergenza contingente, bensì un problema strutturale non risolto. "Respingiamo il tentativo di separare le sorti degli stabilimenti del nord da quelli del sud", dichiara Stefanella Ravazzi, criticando apertamente la prospettiva dello spezzatino aziendale avanzata dagli industriali e da alcuni settori del ministero. La proposta del controllo pubblico per salvare lo stabilimento novese Di fronte a forniture ormai azzerate, alla fuga delle professionalità e a un'agonia produttiva che minaccia il tessuto socio-economico del Novese e dell'intero indotto, Rifondazione Comunista individua una sola via d'uscita concreta. "La nazionalizzazione immediata è l'unico serio rimedio per tutelare gli interessi lavorativi, occupazionali e dell'indotto", rimarca la segretaria alessandrina di Rc. Secondo la dirigenza locale del partito, soltanto la gestione e il controllo pubblico possono invertire la rotta e garantire una reale riconversione ecologica del sito. Come conclude la stessa Ravazzi: "L'intervento pubblico è il solo garante di giuste risoluzioni, di diritti restituiti ai lavoratori, ai cittadini, all'ambiente".