Sport
Basket - Serie A
L’allenatore che ha preso per mano la favola di Tortona portandola dalla Serie A2 ai vertici assoluti del basket italiano siede ora sulla panchina più prestigiosa della pallacanestro nazionale; a Tortona resta indelebile l'eco dei trionfi e di un legame che il tempo non potrà mai cancellare.
6 Novembre 2026
ore
19:18
TORTONA - Ci sono cerchi che non si chiudono semplicemente, ma si allargano fino a toccare il cielo. La notizia che consegna la guida tecnica dell’Olimpia Milano nelle mani di Marco Ramondino non rappresenta soltanto un passaggio di mercato o un prestigioso cambio di panchina: è il trionfo solenne della dedizione, del silenzio operoso, dell'intelligenza tattica e dell'eleganza umana. Per chi a Tortona ha respirato la polvere della Serie A2 e poi ha toccato le stelle della massima serie, questa nomina ha il sapore intimo di una favola diventata leggenda, dove l'artefice principale riceve finalmente la corona nel tempio più dorato del basket tricolore. Gli anni d’oro di Ramondino a Tortona: dalla storica scalata al sogno europeo Il nome di Marco Ramondino rimarrà scolpito per sempre nella pietra della storia del Derthona Basket, un romanzo sportivo che profuma di sudore, visione e straordinaria bellezza. Arrivato in una realtà ambiziosa ma ancora lontana dai grandi palcoscenici, il tecnico campano ha costruito passo dopo passo un monumento indimenticabile: la storica Coppa Italia di Serie A2 del 2018, la cavalcata leggendaria culminata con la promozione nella massima serie nel 2021 e l'impatto travolgente tra i giganti della Serie A. Sotto la sua guida sapiente, Tortona ha vissuto notti da brividi, centrando una storica finale di Coppa Italia da matricola terribile, due semifinali scudetto consecutive e lo sbarco a testa alta nell'Europa della Champions League, fino al meritatissimo titolo di Miglior Allenatore dell’Anno nel 2023. L’eredità di un condottiero silenzioso che ora sfida l'Europa Ramondino a Tortona non ha semplicemente vinto delle partite, ha educato una piazza a sognare in grande, trasformando la speranza in metodo e il sacrificio quotidiano in arte cestistica. Ogni sua conferenza misurata, ogni suo sguardo paterno e severo verso i suoi ragazzi sul parquet ha lasciato un’impronta etica che il popolo bianconero custodisce gelosamente. Ora le luci del Forum di Assago e il peso nobiliare delle scarpette rosse lo chiamano alla prova suprema, ma in quell’abito scuro e in quegli occhi concentrati su ogni dettaglio ci sarà sempre un pezzo indelebile di collina tortonese, una terra che oggi applaude commossa il suo maestro, fiera di avergli dato le ali per toccare l'infinito.