Derthona Basket, Sport
BASKET - L'ANALISI
Coach Fioretti ha finalmente il roster a disposizione, ma deve metterlo a punto a campionato in corso
4 Febbraio 2026
ore
16:41
TORTONA – “Problema” quintetto per la Bertram. In questa travagliata (a livello di infortuni), e positiva (a livello di gioco e risultati) prima parte di stagione coach Mario Fioretti ha potuto avere a disposizione tutto il suo roster solo da un paio di partite. Nella trasferta vittoriosa di Napoli, finalmente, il tecnico ha schierato il suo starting five “tipo” formato da Manjon, Vital, Strautins, Gorham e Olejniczak. Tutto risolto, quindi? Non proprio. Pensieri d’estate In estate il Derthona ha pensato e messo insieme un roster frutto della fusione tra vecchio e nuovo. Un incastro tecnico – riuscito – che teneva conto dell’infortunio di Arturs Strautins e del fatto che il giocatore lettone sarebbe rientrato a stagione in corso. Nella prima parte del campionato Strautins è stato sostituito dalla coppia di ali formata da Riismaa e Pecchia. Dopo quattro giornate di campionato si è però fermato il playmaker Manjon, a causa di un insidioso infortunio muscolare che l’ha costretto allo stop per tre mesi. Il regista, che era partito in modo molto promettente, è stato sostituito con un sapiente lavoro di squadra e con Prentiss Hubb a farsi carico del ruolo. Alla sesta d’andata è tornato in campo Strautins, ma a quel punto il quintetto ideale era, vista la perdurante assenza di Manjon, completo per quattro-quinti. Finalmente contro Milano, alla prima di ritorno, è rientrato (partendo dalla panchina) Manjon e dalla successiva partita di Napoli del 24 gennaio, il quintetto è stato finalmente quello pensato e costruito nel mercato estivo. Messa a punto Nelle due gare giocate (vittoria di Napoli, ko con Udine), Fioretti ha usato il quintetto in avvio di gara e l’ha riproposto ad inizio ripresa. Il minutaggio di Manjon è ancora ridotto e la sua condizione fisica ancora non ottimale. C’è poi un fatto, e cioè che questo quintetto è quello con minor vissuto insieme. Così Fioretti si trova nella condizione di dover, da un lato, dare minuti per favorire l’intesa tra i giocatori e dall’altro di dover bilanciare il fatto che magari altri assetti in questo momento sarebbero più performanti. Le condizioni di forma di Hubb, ad esempio, sono importanti come dimostrano le sue prestazioni (16 punti e 10 assist con Milano, 21 punti e 4 assist con Udine). Il lavoro, in questo momento è un po’ quello che si fa ad “inizio stagione”: far crescere chi è più indietro a livello fisico e di feeling coi compagni, senza perdere fluidità ed efficacia complessiva della squadra. Portare Manjon a livello degli altri, tenendo sullo stesso piano la revisione di gerarchie, ruoli e minuti. Il tutto con la difficoltà di intervenire in corso d’opera dovendo affrontare squadre tutte competitive e con la necessità di fare punti. Un tema tecnico complesso sul quale, sicuramente, lo staff tecnico bianconero ha messo il proprio focus.