Economia
L'analisi
Confartigianato Imprese Piemonte: saldo negativo su produzione, nuovi ordini e assunzioni. Felici: “La crisi morde ancora, servono risposte su energia, fisco e credito”
18 Febbraio 2026
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17:54
ALESSANDRIA - L’artigianato piemontese apre il 2026 con segnali di ulteriore peggioramento . È quanto emerge dall’ indagine congiunturale del 1° trimestre 2026 realizzata dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Piemonte. Campione: 2.250 imprese dei comparti produzione e servizi. I valori previsionali fotografano una situazione in deterioramento rispetto all’ultimo trimestre 2025: calano produzione, nuovi ordini, export e occupazione, mentre aumentano i ritardi negli incassi. Il saldo relativo all’ acquisizione di nuovi ordini peggiora in modo significativo, passando da -11,27% a -22,72% . Mentre la previsione di nuovi ordini per esportazioni scende ulteriormente da -47,31% a -50,12% . Resta negativo anche il dato sulla produzione totale, che passa da -16,65% a -22,45% , confermando una fase di difficoltà strutturale. Peggiora anche la previsione di regolarità negli incassi, che scende dal 64,22% al 61,33%. Aumenta la stima dei ritardi, dal 35,22% al 38,45% , mentre le previsioni di anticipi restano marginali (dallo 0,56% allo 0,22%). Occupazione in sofferenza Le previsioni sull’ andamento occupazionale registrano un calo di oltre quattro punti percentuali, passando da -4,62% a -8,74% . Ancora più marcata la flessione nelle ipotesi di assunzione di apprendisti, che scendono da -17,34% a -24,12% . “A incidere negativamente è soprattutto la crisi della manifattura, della moda e dell’automotive – spiega Giorgio Felici , presidente di Confartigianato Imprese Piemonte –. Che coinvolge anche le imprese artigiane dell’indotto”. Particolarmente critica la situazione nel trasporto merci, dove per la prima volta il costo del personale (35%) supera quello del carburante (30%) , tradizionalmente prima voce di spesa. A ciò si aggiungono rincari di magazzino, logistica, manutenzione mezzi ed energia, che comprimono i margini operativi. Energia e burocrazia: il nodo irrisolto Confartigianato punta il dito anche contro il caro energia , che in Piemonte pesa per 386 milioni di euro di extracosto, pari allo 0,26% del Pil regionale. “Il Governo non ha ancora sciolto, attraverso il nuovo decreto energia, il nodo che penalizza le piccole e medie imprese rendendole meno competitive”, sottolinea Felici. Secondo l’associazione, oltre alle tensioni globali, incidono fattori interni: peso del fisco, burocrazia, difficoltà di accesso al credito, carenze infrastrutturali . “Permangono i problemi di sempre, ulteriormente peggiorati – afferma Felici –. La crisi morde ancora. Registriamo scelte di segno opposto rispetto a ciò che servirebbe. Accanimento fiscale su soggetti tracciati, aumento di costi e adempimenti che drenano la poca liquidità rimasta”. Unico dato leggermente positivo riguarda la diminuzione della percentuale di imprese che non hanno programmato investimenti, scesa dal 73,22% al 71,64%. Inoltre aumenta la quota di carnet ordini da uno a tre mesi, che passa dal 39,30% al 42,22%. Sul fronte export, pur in un quadro negativo, si intravedono segnali da German...