“Thank you for coming in this wonderful night”
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“Thank you for coming in this wonderful night”

Vedere la testa di Chick Corea di fronte ai bar di piazza Duomo mentre sale sul palco a Tortona è un avvenimento che se fosse stato raccontato da qualcuno pochi mesi fa avrebbe riscosso la credibilità di una bugia colossale...

Vedere la testa di Chick Corea di fronte ai bar di piazza Duomo mentre sale sul palco a Tortona è un avvenimento che se fosse stato raccontato da qualcuno pochi mesi fa avrebbe riscosso la credibilità di una bugia colossale...

… E invece è accaduto, nell’ambito dei concerti di Arena Derthona, la manifestazione organizzata da Charly Bergaglio che nel giro di soli tre anni è riuscita a ottenere credibilità al punto da ospitare artisti internazionali, come due grandi del jazz quali Corea e Stefano Bollani, sul palco ieri sera di fronte a un pubblico di quasi 2000 persone munite di biglietto, per una piazza dal colpo d’occhio magnifico. E il concerto è stato, come prometteva, un vero e proprio evento, a conferma di come Bollani lo scorso anno promise di tornare con un progetto di ancora più alta levatura. La promessa è stata mantenuta per una serata dall’alta levatura artistica: due ore di concerto, con solo una lunga pausa a metà serata per accordare i pianoforti. Ma non è stata una lunga jam session, si è trattato di musica vera, strutturata con un canovaccio ben preciso. I due pianisti si conoscono bene: pur avendo stili diversi hanno creato una sintesi naturale, quasi un flusso in cui uno dei due entrava e l’altro usciva senza che si avvertisse soluzione di continuità. Più fisico e talvolta giocherellone Bollani, più composto e concentrato su ricerca melodica e armonica Corea. Nessuna gara tra i due, nessun inseguimento prevedibile a ripetere il fraseggio dell’uno o dell’altro. Nessun problema per Corea nel dedicarsi a creare raffinate basi per l’estro di Bollani, nessun problema per Bollani nel lasciare spazio alla creatività di Corea. Poche chiacchiere, giusto due battute di Bollani al momento di accordare i pianoforti, Corea esce con uno scontato “Thank you for coming in this wonderful night”, che però suona molto sicero. Un po’ di standard in avvio, venature brasiliane, qualche spazio jazz anni sessanta, un solo flash di blues con un brano di Charlie Parker nella cavalcata di 25 minuti di medley ininterrotti che ha caratterizzato la parte centrale del concerto. Poi eseguono l’uno la composizione dell’altro, esibendo il foglio a fine brano e indicando l’autore, flusso interrotto di note che solo dall’atteggiamento delle mani era possibile comprendere da quale dei due pianisti venisse: legame perfetto, a suggellare in musica la metafora visiva dei due piano a coda che si intersecavano sul palco. Poi nel finale il publbico, fino ad allora composto e attento sale di atmosfera: Corea attacca il suo classico “Spain” e l’applauso arriva alle prime note. E a quel punto è l’italoamericano a prendersi il palco e giocare con il pubblico, a dispetto di chi pensava che fosse Bollani il più propenso a interagire giocando. Corea fraseggia e invita il pubblico a ricantare, ripagato dai cori attenti anche alle dinamiche musicali, poi Bollani lo sostiene battendo il tempo e il pubblico segue con le mani, tenendo un perfetto levare e il divertimento è garantito anche senza concessioni pop. Poi il finale in cui Bollani canticchia tra la bossa e lo scat, divertendosi a complicare le frasi che Corea replicava, arricchendole ancora di più sul suo piano. Serata di grande qualità e divertimento, sia per artisti che pubblico. E domani arriva il principe Francesco De Gregori, per una Tortona che dimostrerà ancora di più di essere all’altezza della situazione anche di fronte ad artisti che fino a ieri era quasi impensabile ospitare in una zona di provincia, per giunta schiacciata sulla vicinanza alle grandi città. Arena Derthona dimostra che se si vuole, si può. E si ottiene.

 

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