Azienda Bruno Lazzaro: oggi i braccianti di nuovo al lavoro
Dopo la firma dell'accordo e l'erogazione dei primi acconti da oggi il lavoro riprende normalmente. Resta alta l'attenzione per situazioni simili in provincia
Dopo la firma dell'accordo e l'erogazione dei primi acconti da oggi il lavoro riprende normalmente. Resta alta l'attenzione per situazioni simili in provincia
L’accordo concluso venerdì tra le confederazioni sindacali e agricole ha posto fine alla vicenda dei braccianti che hanno protestato contro le condizioni di sfruttamento presso l’azienda agricola Bruno Lazzaro di Castelnuovo Scrivia. L’accordo sottoscritto da Cia, Cgil, Flai ha portato alla corresponsione di parte delle spettanze dovute, con un primo anticipo erogato oggi e un altro a fine mese. I braccianti nel frattempo si impegnano a revocare il presidio e tornare al lavoro. Già da oggi la situazione presso l’azienda dovrebbe tornare alla normalità, con la regolarizzazione delle situazioni, dato che l’accordo è stato sottoscritto da 26 lavoratori. Il braccio di ferro, tra proteste e trattative, è durato per circa dieci giorni, da martedì 26 giugno, quando il gruppo di 36 braccianti, tutti marocchini, 26 uomini e 10 donne, insorse per protestare contro le condizioni di lavoro al limite dello sfruttamento, con contratti capestro, irregolarità nelle pratiche sui permessi di soggiorno, orari pesantissimi, paga misera da un euro l’ora e corrisposta solo saltuariamente, con spettanze arretrate per migliaia di euro.
La protesta, che non ha mai causato disordini particolari, salvo qualche blocco stradale e una catena umana che ha impedito l’ingresso di un camion ai campi, fatto che causò anche la denuncia di alcuni dei migranti, portò all’intervento dei carabinieri e i sindacati sono poi arrivati a contribuire alla regolarizzazione e alla trattativa, condotta con l’interessamento della prefettura. Sono arrivati anche i politici, come il segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero e consigliere regionale Emanuela Artesio. In molte occasioni i lavoratori hanno voluto raccontare la loro storia, come avvenuto per il nostro sito, e sono emerse storie di sfruttamento e disperazione, per persone attirate in Italia da organizzazioni che promettevano ben altre situazioni. Oltre ad avere versato al datore di lavoro 2000 euro per ottenere la regolarizzazione del permesso di soggiorno, alcuni lavoratori vivevano ammassati nella cascina, venivano chiamati anche in piena notte per turni lunghissimi nei campi e quasi mai pagati con regolarità nelle tempistiche, senza avere nemmeno il tempo di cercare altre occupazioni o di tornare a casa per le ferie. Anzi, c’era il timore di perdere anche quel posto così pesante, perchè altri disperati avrebbero potuto arrivare ad accettare la condizione di lavoro.
Poi la decisione di rivoltarsi. E proprio in questi giorni è arrivata dallo Stato la norma che garantisce il permesso di soggiorno in Italia ai migranti che denunciano situazioni di sfruttamento, quasi come se l’eco di questi giorni fosse arrivato al governo. C’è da scommettere che questa norma accelererà l’emergere di altre situazioni: gli stessi migranti avrebbero già fatto i nomi di altre cascine e aziende dove ci sono lavoratori nelle medesime condizioni. E la corsa a effettuare regolarizzazioni in questi giorni da parte di varie aziende è un dato di fatto.