Comunità montana investe su rinnovabili idroelettriche
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Comunità montana investe su rinnovabili idroelettriche

La comunità montana Terre del Giarolo ha approvato un documento di indirizzo che prevede come mezzi strategici per creare sviluppo tutelando l'ambiente e la coesione sociale la produzione di energia da fonti rinnovabili locali a basso impatto ambientale.

La comunità montana Terre del Giarolo ha approvato un documento di indirizzo che prevede come mezzi strategici per creare sviluppo tutelando l'ambiente e la coesione sociale la produzione di energia da fonti rinnovabili locali a basso impatto ambientale.

La comunità montana Terre del Giarolo punta sullo  sviluppo partendo dalle energie rinnovabili. Recenemtente l’ente di San Sebastiano Curone è riuscito nell’insperato risultato di vedersi confermare i fondi Fas, per le aree sottoutilizzate, concessi dalla Regione Piemonte: insperato vista la situazione di scarsità e penuria di risorse pubbliche. L’obiettivo è investirli per orpere produttive il cui ricavato rimanga a disposizione della popolazione locale, in termini di ritorno economico e di servizi pubblici. Su tutti i progetti, pare il più realizzabile quello una serie di piccole centraline idroelettriche da collocare sulla linea dell’acquedotto, per produrre energia che poterebbe da un lato abbassare i costi delle bollette elettriche e dall’altro essere commercializzata, al fine di ottenere ulteriori risorse da reinvestire per sostenere il territorio e i residenti. E’ il progetto vidimato dalla conferenza dei sindaci della comunità montana Terre del Giarolo nella più recente riunione, in cui è stato approvato un documento di indirizzo che prevede come mezzi strategici per creare sviluppo tutelando l’ambiente e la coesione sociale vari ambiti: turismo sostenibile e servizi residenziali orientati verso qualità ambientale e paesaggistica, valorizzazione culturale locale, attività sportive e ricreative; produzione di beni e servizi con un elevato contenuto culturale e ambientale, dai prodotti alimentari tipici e biologici, a produzioni artigianali e artistiche locali, a filiere produttive con una forte connotazione ambientale; produzione di energia da fonti rinnovabili locali (idroelettrico, eolico, solare, biomasse) e di servizi ambientali certificabili come assorbimenti di CO2. “Una politica per la montagna deve garantire ai residenti una qualità della vita comparabile con quella del resto del territorio, in particolare in termini di livello dei servizi pubblici mediante salvaguardia e laddove possibile il potenziamento di scuole, servizi socio-sanitari, servizi economici e finanziari di base, trasporti, connettività. In più con l’acuirsi dei problemi legati alla sostenibilità dell’attuale modello di sviluppo e del conseguente emergere di nuove opportunità di crescita legati a un’economia verde, è necessario valorizzare le risorse ancora sottoutilizzate del nostro Appennino. Si tratta quindi di salvaguardare la generazione di beni pubblici ambientali, di valorizzare opportunamente il potenziale di risorse locali ai fini dello sviluppo, di garantire adeguati livelli di coesione sociale”.
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