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Primarie a Tortona: la vittoria di Renzi potrebbe mettere in discussione il vertice?
L'analisi di possibili scenari: l'affluenza soddisfa tutti, i sostenitori di Renzi potrebbero chiedere nuovi equilibri cittadini in caso di conferma al secondo turno
L'analisi di possibili scenari: l'affluenza soddisfa tutti, i sostenitori di Renzi potrebbero chiedere nuovi equilibri cittadini in caso di conferma al secondo turno
TORTONA – Affluenza in linea con i dati nazionali e con i precedenti, risultato in controtendenza. Alle primarie del centrosinistra in città ha prevalso, al primo turno, la candidatura di Matteo Renzi, e il dato della affluenza ha fatto registrare oltre 1300 votanti. Questo dato risulta in linea con quanto avvenuto alle primarie per Prodi, con gli oltre quattro milioni in tutta Italia e circa 1800 voti a Tortona. Nelle previsioni del segretario Alessandro Torlasco, esponente dell’ala bersaniana, l’asticella perchè le presenze fossero considerate un successo era fissata a 1200, secondo i renziani come il capogruppo Marco Picchi le ambizioni erano leggermente più alte, a 1400 votanti, alla fine l’assetto si è trovato nel mezzo e tutte le anime del partito possono trovarsi a parlare di successo complessivo, in tempi di antipolitica e in una città in cui il centrosinistra non è mai stato forza di governo senza alleanze con forze di centro o di destra. L’esito del primo turno invece potrebbe, se confermato al ballottaggio, condurre anche a una revisione dei rapporti di forza interni alla segreteria e all’apparato di partito. Anche se le decisioni di rinnovo andranno prese in apposito congresso e certamente le cariche non verranno messe in discussione, ragion di più per l’avere attivato una segreteria comprensiva di tutte le componenti, è probabile però che la vittoria di Matteo Renzi, ripetiamo, se confermata, potrebbe essere usata da chi non si rispecchia nella linea maggioritaria dell’ultimo congresso per chiedere quanto meno un avvicinamento su altre posizioni, che l’elettorato tortonese votando Renzi indicherebbe preferibili. La consultazione ha valore nazionale e non locale, ma in passato all’interno del partito molti esponenti hanno preso il risultato nazionale come spunto per sviluppare un nuovo gruppo dirigente, come accadde alle primarie per Bersani, legittimando solo successivamente al congresso e primarie locali una segreteria in parte già insediata. Nelle dichiarazioni della vigilia, non ci sono state posizioni conflittuali, ma un’ipotesi di ridiscussione dei capisaldi era stata adombrata. Il margine attuale è di circa 80 voti; Renzi 607, Bersani 526, Vendola 139, Puppato 37, Tabacci 13. Se i votanti dei tre candidati esclusi dal ballottaggio convergeranno su Bersani, allora anche la richiesta di discutere gli assetti interni sarebbe ulteriormente ingarbugliata, visto che i voti di Vendola e Tabacci possono solo fino a un certo punto essere ascritti a elettori Pd. E allora a quel punto la sede principale per indicare la direzione politica non potrà che essere il congresso.