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Asmt: dieci anni di strategie fallimentari. Dal sogno di conquistare mercati ai buchi di bilancio
Ripercorre dieci anni di scelte politiche che hanno portato al buco di bilancio e alla cessione dell'ex municpalizzata. I propositi iniziali nelle dichiarazioni dei politici. Dal 2003 al 2013, le tappe di una serie di strategie contraddittorie ed onerose. Le responsabilità della politica, nell'analisi a posteriori.
Ripercorre dieci anni di scelte politiche che hanno portato al buco di bilancio e alla cessione dell'ex municpalizzata. I propositi iniziali nelle dichiarazioni dei politici. Dal 2003 al 2013, le tappe di una serie di strategie contraddittorie ed onerose. Le responsabilità della politica, nell'analisi a posteriori.
TORTONA – Una strategia fallimentare dall’inizio alla fine. Partita con ben altre ambizioni oltre dieci anni fa, quando lo scorporo dell’ex municipalizzata portò alla nascita di ben tre società Asmt, con l’obiettivo di partire alla conquista di nuovi mercati. Così almeno si diceva nel 2003; dieci anni dopo, il 2013 sarà l’anno della chiusura di quel che resta di due società, oltre che della cessione all’omologa vogherese Asm del principale ramo dell’Asmt, quello per i servizi industriali.Partiti per conquistare mercati, i tortonesi si trovano senza nemmeno la titolarità di un’azienda servizi locali. Questo in sé può anche non essere un fatto negativo, alla luce di disposizioni di legge che impongono comunque la messa a gara dei servizi pubblici locali entro qualche anno e la necessità di economie più efficienti, ma soprattutto per la politica rappresenta un duro colpo, a posteriori, nella valutazione di strategie.
Per mettere ordine agli eventi basta ripescare dagli archivi notizie e fatti: il 29 dicembre 2003 l’allora presidente Asmt Francesco Marguati ha siglato, condividendo con il comune e con l’allora amministrazione, la divisione dell’ex municipalizzata in tre società distinte: l’Asmt reti, l’Asmt servizi industriali, l’Asmt servizi non industriali. La prima per gestire le reti di acqua, gas e fognature, la seconda per la distribuzione del gas e per la raccolta dei rifiuti e come holding delle varie partecipazioni di Asmt l’intera Asmt (Chiaragas, Sir-Mas, Idrocons, Miduell Nord-Ovest, all’epoca), la terza società per servizi erogati su base non industriale, ovvero gestione delle farmacie, manutenzione del verde, canile, servizi cimiteriali, riscossione tributi, gestione parcheggi, illuminazione pubblica cittadina. Successivamente la società Asmt Servizi Industriali è stata ceduta sul mercato a soci privati per quote del 39 per cento del capitale, in una gara vinta dall’Amga di Genova poi in vari passaggi confluita all’Iren; al Comune di Tortona è rimasto il capitale di maggioranza al 51%, mentre il 10% in quota ai comuni soci.
L’Amga ha poi ampliato la sua partecipazione fino al 44,5 per cento rilevando quote dai comuni soci. Da questa operazione il comune ha ricavato 6 milioni di euro, per i quali erano previste destinazioni in cospicui investimenti in lavori pubblici in grado di dare lustro ed efficienza alla città: un milione di euro in un’area attrezzata per le industrie artigiane, 1.5 di euro per edilizia scolastica, un milione per la riconversione dell’ex palazzo comunale, 0,7 milioni per l’edilizia popolare, il controverso appalto per la riqualificazione del parco del Castello, per 1,8 milioni di euro, poi revocato con un’onerosa controversia, passando per parziali finanziamenti ad opere come la riqualificazione della area Dellepiane, il recupero del fabbricato delle carceri, il parcheggio in zona Lavello, il recupero del Loreto e del Voltone.
La maggior parte di queste opere è rimasta di là da venire, con l’amministrazione, allora sempre governata dal centro destra più Udc, con Francesco Marguati nel frattempo passato da presidente Asmt al ruolo di sindaco, a giustificare la modifica di rotta in una surreale conferenza in autunno 2006 in cui lo zelo dell’ufficio stampa intitolò il comunicato “Primi effetti della finanziaria Prodi su Tortona: rinviata la riqualificazione del Castello”, annunciando che per necessità economiche i fondi Asmt sarebbero stati dirottati sul atri progetti lasciando che fossero le dismissioni di altri immobili a finanziare tali operazioni.
In realtà la Finanziaria Prodi c’entrava poco o nulla, i fondi sono finiti a fare cassa e non investimenti e il poco ricavato da qualche dismissione non fu a sua volta sufficiente a finanziare nessun intervento tra quelli progettati: di fatto il ritorno sulla città di tale operazione fu volatilizzato in pochi anni. Il tutto passando attraverso onerosi consigli di amministrazione a cinque consiglieri e tre presidenze, tutte rigorosamente di nomina politica e occupate interamente da esponenti del centro destra maggioranza in città dal 1999, con una invereconda corsa al gettone di presenza che spinse molti consiglieri eletti in comune alle elezioni 2004 a dimettersi per passare al ruolo,meglio remunerato e meno direttamente responsabilizzante, di consigliere o presidente di una delle tre Asmt.
Naturalmente, la moltiplicazione dei pani e dei posti portò ad avere ulteriore disponibilità, per cui oltre ai consiglieri che maturarono tale scelta, i partiti ebbero anche l’opportunità di piazzarvi qualche “trombato” illustre, giusto per tenersi buoni tutti. Per tacere poi del numero di dipendenti, lievitato fino verso le 13 unità per la sola holding, senza quindi contare le società operative, quando ne sarebbe evidentemente bastata una decina in meno.
Gli entusiasmi che accompagnarono nel 2003 le “magnifiche sorti e progressive” immaginate per i servizi municipali locali andarono deluse: è sufficiente rileggere i comunicati stampa del 2003 e confrontarli con la realtà successiva per comprendere che nella gestione o nelle previsioni qualcosa non ha funzionato: “Noi abbiamo diviso l’ Asmt in tre società per poter vendere le quote dell’Asmt Servizi industriali fino ad un massimo del 49% – conferma il Presidente Ing. Francesco Marguati – E’ un’operazione importantissima che non risponde all’esigenza di far cassa. L’Asmt è una società sana, che negli anni è cresciuta investendo in mezzi e incrementando costantemente la qualità dei servizi. L’ingresso di un partner privato rappresenta una possibilità di crescita ulteriore. Il finanziatore privato porterà Know how che renderà possibile un’espansione nella direzione del global service e dei servizi complementari a gas, gestione del calore, acqua e rifiuti. Si potrà e dovrà lavorare insieme, sotto il controllo del Comune di Tortona che continuerà a detenere il 51 %. Il Comune di Tortona e l’Asmt continueranno, anzi incrementeranno una politica del territorio, mentre il privato la svilupperà”, diceva l’allora presidente Asmt Marguati il 5 novembre 2003. in particolare, a proposito dell’Asmt Servizi Non Industriali, diceva: “con questa società intendiamo sviluppare una strategia di gestione di tutti questi servizi non industriali condotti attualmente in economia dai singoli Comuni, per farla stare sul mercato”. Proprio l’obiettivo di “stare sul mercato” si rivelò presto impraticabile, al punto che il primo presidente Alberto Balduzzi diede le dimissioni in tempi non sospetti pochi mesi dopo la sua nomina, segno che le prospettive non erano quelle immaginate. In più si accumulano presto perdite, vengono ceduti i parcheggi adiacenti la sede, deprezzando fortemente il valore dell’immobile, vengono sottoscritti onerosi contratti di service tra le società e il comune che suonano più come una partita di giro che sostanza, in un consiglio comunale del dicembre 2006 Marco Balossino dal Pd solleva la questione sospetta dei costi dello sgombero neve, lievitati dieci volte tanto rispetto agli anni precedenti: “La società reti non ha ragione di esistere: sarebbe bastato che un impiegato emettesse una sola fattura l’anno per ricevere il pagamento del canone dall’Asmt Servizi Industriali. La Non Industriali è un’altra prova disastrosa; ha un solo cliente, il Comune di Tortona, non essendo stata in grado di proporsi come broker di servizi a un territorio limitrofo potenzialmente attirabile, ogni anno è necessario un artificio finanziario per tamponare le perdite (un anno con l’avvio attività, un altro con lo sgombero neve, quest’anno con la mensa), con il risultato che tali servizi costano tantissime volte più cari alle casse comunali e quindi ai cittadini, inoltre le professionalità un tempo in capo al Comune si trovano sradicate e prive di riferimenti. Dei circa 90 mila euro di entrata dell’Asmt Reti più della metà vanno ad amministratori e revisori, finanziando di fatto la gestione degli assetti politici invece che una politica di sana gestione dei servizi”. Così l’ex segretario del Pd, poi dimessosi pochi mesi dopo dalla carica di consigliere comunale di opposizione e anche lo stesso partito poi non portò avanti quel genere di approfondimento.
I nodi verranno al pettine ufficialmente solo quattro anni dopo, quando l’attuale amministrazione guidata dal sindaco Massimo Berutti si è trovata nella necessità di mettere mano ai conti e fare emergere tutte le criticità. E buona parte dei 10 milioni di disavanzo attuali originano proprio dai passaggi attraverso le partecipate, prova ne sia che dal 2007 il comune di fatto ha smesso di pagare i servizi alla Atm, società nata dalla fusione delle Asmt Reti e Asmt Servizi Non Industriali: già, perchè nel tentativo di mettere una prima pezza,nel giugno 2008, fondendo le due società che non erano in grado di reggersi con le proprie forze, avendo di fatto un unico committente e per giunta in ritardo nei pagamenti, causando quel circolo vizioso verso i fornitori che ha portato alla necessità di liquidare la società quest’anno, utilizzando buona parte dei 3,5 milioni di euro ricavati dalla vendita delle reti del gas in questi giorni. Nel frattempo c’è stata anche la creanza, sia pure indotta dalle nuove leggi, di ridurre a tre membri il consiglio di amministrazione delle due società, ma di fronte a certe cifre di debito è poco più che un dettaglio. L’unico asset produttivo a generare utili è stato finora proprio l’Asmt Servizi Industriali, per questo appetibile sul mercato, che la giunta Berutti ha ritenuto di sacrificare per chiudere il disavanzo del comune. E così si chiude il cerchio, di un progetto nato per conquistare il mercato e che dal mercato ha finito per essere respinto con perdite (di bilancio), facendo evaporare anche quei lati positivi di incasso dalla prima vendita o la titolarità di un’azienda in utile, che peraltro non ha negli ultimi anni restituito alcun dividendo al comune, nonostante le necessità di bilancio. In realtà, al di là del campanile, per il cittadino – utente poco cambierà, visto che pagare le bollette a Tortona o a Voghera ha lo stesso peso e lo stesso significato, anzi, si potrà sperare in maggiori economie di scala che consentano riduzioni delle tariffe o maggiori efficienze e qualità di servizio, peraltro ancora da dimostrare.
Cambia poco anche sul piano della tassazione generica , poiché di fatto l’Asmt non ha mai versato utili e le altre due società erano soprattutto un buco per i conti pubblici; cambia poco anche sul piano dell’erogazione dei servizi non industriali, quasi tutti ormai appaltati a privati e che comunque sarebbero dovuti andare a gara per legge entro il 2014. sarà soprattuto il campanile e la politica ad avvertire la mancanza di qualche posto nei cda per nominare personaggi amici o per qualche assunzione da distribuire sotto elezioni, naturalmente fatte salve quelle meritocratiche che sono state indubbiamente fatte. E forse nell’insieme non è detto che sia un male quindi che Tortona non abbia una sua holding ex municipalizzata. Ma sarebbe stato meglio che qualche amministrazione, delle tre tutte di centrodestra che si sono succedute negli ultimi 14 anni, ci avesse pensato prima. E che qualche voce dalle opposizioni si fosse fatta sentire con più determinazione, nelle istituzioni locali o quantomeno nell’opinione pubblica e nei media.