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Comunità montana, liberi tutti
I sindaci di dieci comuni della ormai ex comunità montana Terre del Giarolo dicono no all'ipotesi di una unione di comuni che sostituisca l'attuale ente montano
I sindaci di dieci comuni della ormai ex comunità montana Terre del Giarolo dicono no all'ipotesi di una unione di comuni che sostituisca l'attuale ente montano
SAN SEBASTIANO CURONE – Pare ormai certo che i comuni seguiranno formule diverse di associazione e che l’esperienza della comunità montana, sia pure aggiornata in altre forme, sia destinata a concludesi. I sindaci di dieci comuni della ormai ex comunità montana Terre del Giarolo dicono no all’ipotesi di una unione di comuni che sostituisca l’attuale ente montano. Fabbrica Curone, Montacuto, Gremiasco, Brignano Frascata, Momperone, Casasco, Montemarzino, Pozzol Groppo, Montegioco, Cerreto Grue hanno deliberato “assumendo una decisione definitiva e irrevocabile già trasmessa alla Regione di convenzionarsi tra loro e con i comuni di Casalnoceto e Isola Sant’Antonio, classificati di pianura, per svolgere le tre funzioni associate obbligatorie, ovvero protezione civile e catasto e, mediante consorzio Cisa, i servizi socio assistenziali. Gli stessi sindaci ricordano che “l’unica proposta consigliata dalla giunta della comunità montana e fatta propria dal sindaco di Dernice Carlo Buscaglia nell’assemblea dei sindaci del 17 dicembre consisteva in Unione a 30 comuni che di fatto aveva l’intento di mantenere lo stesso stato dell’arte attuale cambiando solo il nome e riducendo peraltro le funzioni evitando la nomina del commissario”, Per quanto riguarda l’ipotesi di una unione comprendente i 19 comuni facenti parte della ex comunità’ montana valli Curone/Grue/Ossona, ipotesi che potrebbe ritornare all’orizzonte, la risposta sarebbe al momento negativa: “Ben sei mesi fa la proposta espressa dal sindaco di Momperone Livio Delucchi di creare una Unione di tale portata, formulata alla presenza di altri sindaci e del presidente Vincenzo Caprile, e’ stata rigettata dal presidente stesso che già allora sosteneva quale unica via possibile e ottimale l’unione a 30 Comuni con le valli Borbera e Spinti”.