Elezioni: i numeri e l’analisi
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Elezioni: i numeri e l’analisi

Un centro sinistra alla prova di governo tra spinta riformista e primarie da un lato e rischio gattopardismo dall'altro, un centro destra da ricostruire dopo la contraddizione tra candidato sindaco innovativo e metodi politici decotti

Un centro sinistra alla prova di governo tra spinta riformista e primarie da un lato e rischio gattopardismo dall'altro, un centro destra da ricostruire dopo la contraddizione tra candidato sindaco innovativo e metodi politici decotti

TORTONA – Le elezioni hanno segnato la svolta verso il centro sinistra nel governo della città. La vittoria di Gianluca Bardone e la sconfitta di Giuseppe Bottazzi conducono a vari gradi di analisi dell’esito elettorale che al ballottaggio: 6247 voti pari al 59 per cento, contro i 4343 voti pari al 41 per cento, per un divario pressoché raddoppiato, dai circa mille voti del primo turno, 4244 per Bardone e 3544 per Bottazzi, ai circa 1900 finali. Per ritrovare il centro sinistra al governo della città occorre andare indietro di 15 anni, quando l’alleanza però comprendeva anche la Lega Nord, nella giunta di Marco Balossino, allora sindaco indipendente non in quota a partiti; per trovare quindi un sindaco del principale partito del centro sinistra occorre ritornare alla metà degli anni Ottanta.

Tuttavia la vittoria del centro sinistra deve anche tenere conto del ruolo determinante avuto da alcuni transfughi di liste civiche indipendenti di centro e di personaggi che fino a pochi mesi fa stavano nel centro destra: sommando i voti delle liste che fanno riferimento a quest’area si arriva ben oltre quota mille, per cui viene controbilanciato il movimento di flussi di elettorato con quello di personaggi politici o civici capaci di indirizzare su se stessi un certo grado di consenso a prescindere dalla coalizione in cui si schierano. Per cui alle politiche di elaborazione di una proposta programmatica innovativa, che indubbiamente il Pd ha portato avanti fin dalle primarie, altro inedito fino a ottobre scorso, e poi condiviso con gli alleati di governo vanno aggiunti anche gli elementi di conservazione di certi equilibri che evidentemente hanno attratto figure in precedenza orientate verso l’altra coalizione. Le risposte di quale grado di queste componenti peserà di più, se cioè lo slancio riformista o il gattopardismo, arriveranno solo quando la giunta Bardone prenderà le varie decisioni. Va aggiunto che la vittoria va considerata di coalizione,perchè il Partito Democratico ha sì ottenuto un buon risultato migliore delle precedenti elezioni, ma non sfonda il 25 per cento pur avendo il traino nazionale di Renzi con il vento in poppa: la conferma quindi che la vocazione di base della città non guarda verso il centro sinistra, che senza sottrarre alleanze al centro destra non può governare, con la sola orza delle sue idee. Proprio per questo occorrerà vedere come saranno gli orientamenti all’operato della giunta e in cosa differiranno dalle politiche di centro destra, dato che almeno un terzo della compagine si compone di liste e persone che in passato sono state dall’altra parte. Se a questo si aggiunge che una parte della classe dirigente Pd, quella meno giovane che guarda ancora agli antichi steccati tra post Pci e post Dc può ancora condizionare ampiamente le strategie, nel timore che emergano contraddizioni che invece parlando in pubblico apertamente si portebbero sciogliere o chiarire, il rischio chiusura è ancora forte.  

Il centro destra invece esce discretamente a pezzi da questo risultato. Pur avendo proposto un candidato sindaco preparato e nuovo alla politica come Giuseppe Bottazzi, che ha portato in dote linguaggi e programmi sicuramente innovativi e metodi non conflittuali, all’ultima settimana sono emersi atteggiamenti rivolti alla pancia dell’elettorato, volti più a denigrare avversari in virtù di parole d’ordine ormai decotte. Ma anche al primo turno il risultato è stato negativo e attribuire la sconfitta solo all’ultima strategia sarebbe riduttivo: ad essere bocciati sono stati infatti i partiti del centro destra, che hanno fatto risultati molto deboli. Forza Italia ha tenuto, nonostante il vento negativo nazionale, ma è ben sotto il 20 per cento, fatto inedito per Tortona, la Lega Nord è fuori dal consiglio comunale e ha raccolto percentuali molto più basse rispetto a quanto conseguito in città per le regionali e le europee, Fratelli d’Italia e Ncd sono stati poco rilevanti. E sopratutto in queste scelte sono stati bocciati tutti gli assessori uscenti, da Calore a Castellano, da Chiodi a Musiari, che erano tutti capilista nei rispettivi partiti e liste, e dei consiglieri uscenti ne rientrano solo due. Questo quindi a testimoniare come l’elettorato di centro destra abbia percepito la discrepanza tra un candidato sindaco nuovo nel nome e nei progetti e la continuità rappresentata da chi a vario titolo ha contribuito al governo in questi anni. E nelle segreterie dei partiti tante stelle si stanno offuscando, da Rossana Boldi a Pierpaolo Cortesi al tutto il vertice di Forza Italia: avranno pesato i cali nazionali, ma a livello locale per quindici anni questi gruppi dirigenti hanno avuto il potere in città e una bocciatura così estesa fa capire che qualche rinnovamento è necessario. E in questo l’auspicio è che gli stessi dirigenti non prendano a pretesto la linea di Bottazzi per giudicarla perdente e restaurare vecchi ordini, quando invece sarebbe opportuno usare questi anni all’opposizione per costruire un centro destra più moderno e scevro dalle solite parole d’ordine della lotta all’immigrazione tout court, al comunismo, alle regole in materia economica e ad altre parole d’ordine di berlusconleghista memoria.

 

 
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