Giunta: ancora tutto in discussione. Chi comanda nel centro sinistra?
Le quote rosa e le richieste delle varie liste che compongono il centro sinistra hanno rimesso in discussione le prime ipotesi del nuovo sindaco Bardone per i posti in giunta e nei consorzi. Tutte le trattative e i retroscena, le mosse politiche e i nomi di chi veramente pesa nelle decisioni
Le quote rosa e le richieste delle varie liste che compongono il centro sinistra hanno rimesso in discussione le prime ipotesi del nuovo sindaco Bardone per i posti in giunta e nei consorzi. Tutte le trattative e i retroscena, le mosse politiche e i nomi di chi veramente pesa nelle decisioni
TORTONA – Nell’ultimo punto politico pubblicato, è stata riassunta la situazione delle liste sconfitte alle elezioni, tutte alle prese con propri travagli interni e momenti di attesa: situazione analoga anche se per motivi diversi e con altro genere di preoccupazioni per il centro sinistra e il neo eletto sindaco Gianluca Bardone, che sta cercando di fare tornare i conti delle nomine in giunta. Tutto pareva destinato a una conclusione lampo, al punto che il giorno dopo la vittoria elettorale pareva semplice per gli osservatori azzardare organigrammi dell’esecutivo. Non erano però stati fatti, nemmeno dai politici stessi, i conti con due variabili: la presenza delle donne in giunta, che deve coprire almeno il 40 per cento dei posti, quindi almeno due su tre, e gli appetiti delle liste che compongono la coalizione, i cui “grandi vecchi” sono sempre in agguato ad alzare la posta. Se poi queste variabili si intrecciano, ecco che tutto torna in alto mare.Le quote rosa sono state il punto debole delle liste di centro sinistra: poche le donne con un minimo di esperienza politica alle spalle, poco conosciute e poco votate quelle presenti in lista. Il Pd ha la sua certezza in Marcella Graziano, forte della visibilità conseguita alle primarie e di un certo grado di esperienza nel direttivo provinciale del partito, oltre che delle oltre cento preferenze: il suo ruolo non è in discussione, per l’assessorato alla cultura con qualche altra delega ad integrazione, tipo istruzione o associazionismo. Ma al di là di questa persona, la nebbia si infittisce. Nel Pd, oltre a Graziano, solo una donna risulta nei primi dieci più votati. Nelle liste civiche non va molto meglio, dato che le più votate sono piuttosto digiune di esperienze politiche e amministrative. Le più votate sono state Marzia Barbieri, terza in graduatoria per la lista cattolico-socialista Insieme per Tortona e Vittoria Colacino, seconda per la lista liberale SiAmo Tortona.
Da qui la necessità di rifare tutti gli equilibri: giovedì scorso è stata annullata una già convocata assemblea degli iscritti Pd, con tanti saluti alle riflessioni sull’analisi del voto e alle discussioni sulle potenzialità del partito di sfondare in futuro il 25 per cento. Accanto al sindaco Bardone, sono tornati in auge vari personaggi che non si sono proposti all’elettorato ma che di fatto saranno i grandi manovratori delle scelte decisive delle persone nei vari incarichi. Facciamo i nomi: nel Pd è tornato prepotentemente in auge Ennio Negri, già regista occulto della campagna elettorale la componente che caratterizzò per anni la politica degli allora Ds nonostante fosse apparentemente ai margini degli organismi interni e delle liste elettorali, dopo parecchie elezioni in cui gli uomini vicini a quel gruppo dirigente ottennero risultati elettorali deboli; nella lista SiAmo Tortona due dei fondatori, Antonio Zanardi e Corrado Bonadeo, hanno preso il sopravvento sulle altre componenti della lista, mettendo ai margini l’unico cofondatore candidatosi, Orlando De Luca, classificatosi terzo e quindi non eletto, nonostante le oltre cento preferenze personali; nella lista Insieme Per Tortona è emerso palesemente come la lista civica fosse solo un paravento dietro cui celare l’Udc, dal momento che il simbolo a livello nazionale risultava abbinato con l’Ncd e quindi lo scudocrociato non era utilizzabile e ciò si è notato nel momento in cui alle consultazioni la delegazione si compone di Giorgio Bailo e Roberto Davico, che ricoprono incarichi nella sezione tortonese dell’Udc, con tanti saluti alle componenti socialiste e civiche della lista; per i Moderati, sempre dietro le quinte, continua a muoversi Paolo Ronchetti, sia pure senza comparire formalmente.
Tutte queste persone stanno giocando una complessa partita a scacchi con gioco a incastro, innervando le trattative con richieste sempre più alte rispetto ai patti più o meno formali siglati prima e magari anche subito dopo il voto. Il Pd mantiene tre posti in giunta, ma sulle donne, come avrebbe detto un alto esponente agli alleati, “abbiamo già dato, ora mettetele voi”. Insieme per Tortona ha però come priorità Gianluca Silvestri, che tornerà di sicuro nell’incarico di assessore ai servizi sociali, già ricoperto da lui nell’amministrazione Marguati, e potrebbe ottenere la carica di vicesindaco, dato che il Pd avrebbe già, oltre al sindaco, il maggiore numero relativo di assessori e la presidenza del consiglio comunale per Claudio Scaglia, più votato tra tutti i candidati di tutte le liste. Altra preoccupazione, trovare collocazione per Franco Carabetta, passato da Forza Italia al centro sinistra e secondo più votato in lista, il quale, oltre all’ingresso in consiglio comunale in virtù del passaggio in giunta di Silvestri, mirerebbe a un posto nel cda di qualche consorzio.
E sempre sui consorzi, per le quote rosa, la lista Insieme per Tortona, anzi l’Udc, propone Marzia Barbieri per il Cisa, il consorzio dei servizi assistenziali. Essendo funzionario Asl, Barbieri, moglie del segretario Udc Davico, avrebbe le competenze per il ruolo. Ma qui si intrecciano anche altri nomi e richieste delle liste, visto che la lista Tortona Viva, rimasta fuori dal consiglio, conta pur sempre un capolista dal consistente bottino di preferenze come Mauro Sala e in qualche modo ha contribuito al vantaggio numerico del centro sinistra al primo turno. E poi c’è la questione Moderati, gruppo che ha conseguito un lusinghiero 5 per cento di voti di lista ma debolissimi risultati nelle preferenze individuali, al punto che il più votato non ha raggiunto i 25 voti. Tutto pareva fermarsi al posto in consiglio, ma nel rimescolamento generale è emersa per il Cisa la candidatura dell’ex sindacalista Sandro Basiglio, da sempre molto vicino alla persona di Paolo Ronchetti, che in questo modo verrebbe parzialmente ricompensato per la vicinanza politica alla candidatura di Bardone e al centro sinistra, dopo le esperienze nel centro destra e in lista civica autonoma.
A conferma di come nella vittoria del centro sinistra abbia avuto peso determinante il cambio di casacca di diversi cacciatori di voti personali nelle liste di area centrista, arrivano le mosse di Antonio Zanardi e Corrado Bonadeo, promotori non candidati della lista SiAmo Tortona: nella ricerca di una donna per la giunta, è stata individuata l’occasione per “mollare” Orlando De Luca, cofondatore della lista civica piazzatosi terzo in termini di preferenze e quindi non eletto in consiglio, scelta attraverso cui la lista può aprirsi altre appetitose strade più interessanti per gli altri promotori. Pareva certo l’approdo di De Luca in giunta alle attività economiche, anche in virtù dell’esperienza come presidente dei commercianti, ma a superarlo, così come avvenuto in virtù delle preferenze grazie a sapienti abbinamenti nelle “doppiette” uomo – donna sulle schede, potrebbe essere Vittoria Colacino, sorprendente seconda classificata nelle preferenze della lista SiAmo Tortona. La Colacino può così ambire a un ruolo in giunta, anche se non ad un assessorato di peso, in virtù della sua ridotta esperienza politica e amministrativa. Di conseguenza, l’intuizione di scuola politica di Zanardi e Bonadeo, che alzano la posta: scegliere un assessorato non strategico per Colacino e chiedere parallelamente presenze e magari presidenze in commissioni chiave per il loro consigliere comunale Andrea Chiandotto, puntando così a urbanistica e bilancio, ovvero i settori in cui si sviluppano le loro competenze professionali.
E il Pd? La delegazione in giunta, oltre a Graziano, vedrà sicuramente Davide Fara, uno dei reggenti del partito fino all’elezione lo scorso autunno del segretario Antonello Santoro e poi portavoce in campagna elettorale di Bardone e autore di molte strategie di comunicazione: Fara era in predicato di rilevare l’assessorato al bilancio accorpato agli enti partecipati, passando così dall’altra parte della barricata, rientrando come politico nel medesimo assessorato in cui era stato dirigente amministrativo fino al 2009: all’ipotesi di assegnare a lui pure la delega alle attività economiche, qualcuno avrebbe storto il naso ed ecco che per Fara ci sarebbe un dirottamento, con tanti saluti all’importanza delle competenze individuali, per una persona che si è sempre occupata di finanze e bilancio, al delicato assessorato a urbanistica e lavori pubblici, per il quale si sono chiamati fuori dalla corsa Gianfranco Semino e Marco Picchi, con quest’ultimo che preferisce il ruolo di consigliere comunale e magari proseguire l’esperienza di capogruppo.
Da qui la necessità di individuare un assessore al bilancio magari esterno al partito, complicandosi volutamente la vita, quando invece per l’urbanistica all’interno del partito si sarebbero trovate personalità competenti, ad esempio quel Franco Filella consigliere uscente e non candidato in virtù del rinnovamento delle liste, che per due amministrazioni ricoprì dall’opposizione il ruolo di presidente della commissione urbanistica. Ma probabilmente alcune posizioni eccentriche rispetto al gruppo dirigente maggioritario tenute dallo stesso Filella in questi anni gli hanno tagliato l’opportunità.
Se a questo si aggiunge che tra gli eletti in consiglio per il Pd non si trovano esponenti con le competenze necessarie né sul bilancio né sull’urbanistica (Carmelo Ciniglio si occupa prevalentemente di ambiente, Gianni Castagnello e Rosa Marino di tematiche culturali e istruzione, Antonello Santoro è già segretario, Marco Picchi e Claudio Scaglia non sono interessati al ruolo in giunta), il risultato sarebbe che su un gruppo consiliare Pd di ben sette eletti, solo uno dei prescelti dagli elettori andrebbe a sedere in giunta, due su dieci se si allarga lo sguardo all’intera maggioranza consiliare. E le scelte decisive vengono prese, insieme al sindaco, al solito dai soliti noti, che non sempre per alcuni, quasi mai per altri, si sottopongono al giudizio degli elettori.