“Se dieci anni vi sembran pochi…”
Home
Redazione - redazione@alessandrianews.it  
1 Luglio 2014
ore
00:00 Logo Newsguard

“Se dieci anni vi sembran pochi…”

Si sono conclusi anche per quest'anno i corsi di italiano per migranti. Olivieri: "Esperienza che può avviare un discorso di relazione, di conoscenza, di condivisione, di parità, reciprocità, mutuo riconoscimento tra persone e “culture” diverse, che s’incontrano"

Si sono conclusi anche per quest'anno i corsi di italiano per migranti. Olivieri: "Esperienza che può avviare un discorso di relazione, di conoscenza, di condivisione, di parità, reciprocità, mutuo riconoscimento tra persone e ?culture? diverse, che s?incontrano"

SOCIETA’ – Dieci anni di corsi d’italiano per migranti non sono pochi. Lo racconta Antonio Olivieri, che scrive, alla chiusura dell’anno scolastico, che “i corsi d’italiano per migranti in Alessandria e in Bassa Valle Scrivia, nei comuni di Castelnuovo Scrivia, di Pontecurone e di Sale si sono appena conclusi: in quest’ultimo comune, quest’anno, abbiamo festeggiato il decennale…infatti, sono ben dieci anni che funziona, ad opera di volontari, la scuola d’italiano per migranti“.
 
Accanto a questi corsi di prima accoglienza, sono stati avviati, su tutto il territorio, i corsi di A2 per il conseguimento dell’attestato utile ad ottenere la carta di soggiorno, e a Sale e ad Alessandria, in collaborazione con il CTP, anche i corsi per il conseguimento della licenza media. “I nostri corsi – continua Olivieri – si rivolgono a donne e uomini migranti adulti, e, da sempre, hanno avuto carattere totalmente gratuito. In questo modo, l’Associazione onlus Verso il Kurdistan, che svolge cooperazione internazionale e lavora, da anni, con migranti e rifugiati, ha cercato di costruire, non muri, ma ponti di speranza. Per noi, speranza, sono state queste nostre scuole d’italiano per persone che vengono da lontano, da luoghi di povertà e di sofferenza, in cui le condizioni di vita sono disperate, per chi fugge da guerre e persecuzioni, donne e uomini che quando arrivano qui si adattano spesso a fare lavori che noi disdegnamo”.

“Questa, dunque, vuole essere una grande occasione di dialogo e d’incontro, dialogo che, secondo l’etimologia greca, vuol dire “dare la parola” a chi non ce l’ha! Come prima cosa, da noi, s’impara la lingua italiana, per orientarsi, capire come e dove si va a trovare un lavoro, quali sono le parole “per dirlo”. Oppure imparano come far valere i propri diritti, a capire cos’è un contratto di lavoro, come si fa ad ottenere un permesso di soggiorno, come si fa a richiedere l’asilo politico, cosa si deve fare in caso di sfratto. Chi si ricorda del bel film “La mia classe”? Ecco, quello è il nostro modello: una scuola dove non s’impara solo l’italiano, ma un luogo dove si discutono e si affrontano i problemi che i migranti incontrano ogni giorno e, tutti insieme, si tenta di risolverli.


“Un ringraziamento sincero, non formale – continua -va fatto ai Sindaci e alle amministrazioni comunali che hanno creduto in questi progetti fin dall’inizio e va fatto a tutti gli insegnanti volontari che, con il loro sforzo e il loro sacrificio, ci hanno permesso di realizzare questa straordinaria esperienza di solidarietà, veri e propri “medici scalzi” dell’era moderna.  Ma questa esperienza, solo se viene allargata e fatta propria da tutta una popolazione, solo se riesce ad aprirsi, potrà avviare un discorso di relazione, di conoscenza, di condivisione, di parità, reciprocità, mutuo riconoscimento tra persone e “culture” diverse, che s’incontrano. Altrimenti, resta più che mai attuale il motto di Don Gallo: ‘Tu sei chi escludi”.
 
Articoli correlati
Leggi l'ultima edizione