Tangenti sulle Grandi Opere, “Lupi relazioni davanti al Parlamento”
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Redazione - redazione@alessandrianews.it  
18 Marzo 2015
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Tangenti sulle Grandi Opere, “Lupi relazioni davanti al Parlamento”

L'inchiesta della procura di Firenze potrebbe allargarsi al Terzo Valico? Intanto il senatore Daniele Borioli chiede, come il presidente del Pd Orfini, che venerdì sarà ad Alessandria, che il ministro Lupi relazioni davanti al Parlamento

L'inchiesta della procura di Firenze potrebbe allargarsi al Terzo Valico? Intanto il senatore Daniele Borioli chiede, come il presidente del Pd Orfini, che venerdì sarà ad Alessandria, che il ministro Lupi relazioni davanti al Parlamento

POLITICA – Gli arresti di Ettore Incalza e l’imprenditore Stefano Perrotti, a seguito dell’inchiesta della procura di Firenze, gettano pesanti ombre sul sistema degli appalti sulle grandi opere. L’inchiesta fiorentina prende le mosse dai lavori sull’alta velocità Milano-Roma. Incalza è dirigente al ministero delle Infrastrutture dei Trasporti, Stefano Perrotti è direttore lavori di una ditta che si occupa di Grandi Opere, tra cui anche il Terzo Valico. Il pm parla di un “sistema”, di una “cupola” che si spartiva gli appalti.
Le accuse sono da provare così come un eventuale filone locale. Ma le prime reazioni, anche a livello locale, non mancano.
Intanto, il senatore Daniele Borioli chiede che il ministro Lupi, il cui nome compare nell’inchiesta, relazioni in parlamento. Borioli è anche membro della commissione che si occupa del tema. “Attendiamo gli sviluppi dell’inchiesta – dice – ma ritengo che il ministro Lupi debba relazionare davanti al Parlamento, chiarendo la sua posizione”. La posizione di Borioli ricalca quella del partito, il Pd, che, per voce del presidente Matteo Orfini (venerdì sarà ad Alessandria per un incontro pubblico) chiede chiarezza. (nella foto il ministro Maurizio Lupi nell’ultima visita ad Alessandria)

Antonello Brunetti, storico ambientalista, dalle pagine del sito del movimento No Tav, esprime la sua opinione.

(…) Conosco Incalza da almeno 22 anni, quando, proveniente dalla sinistra ferroviaria di Signorile e Craxi, divenne il capo del TAV nel 1991 in sostituzione di Portaluri (l’unico dirigente onesto) e alla destra di Lorenzo Necci.

Ho avuto anche modo di incontrarlo durante un convegno a Firenze organizzato dagli amici del Mugello: una grande spocchia e arroganza, sia nell’atteggiamento che nelle sue risposte. Poi ho visto il suo percorso successivo a fianco di tutti i partiti di governo e dei vari ministri alle infrastrutture sino alla recente riconferma di Renzi e Lupi. Ben 14 procedimenti giudiziari avviati nei suoi confronti, ma svicolato da tutti (magari anche da questo quindicesimo!) e tutte le volte mi sorprendeva il fatto che fossero arrivati così tardi a lui. Dal 1991 siamo arrivati al 2015. Decisamente troppo tardi!

In un intervento di tre mesi fa, con un’ampia rassegna sul livello di disonestà che caratterizza quasi tutti i personaggi politici legati alla vicenda del TAV Terzo Valico, di lui dicevo “Ercole Incalza, confermato da Renzi a capo della struttura tecnica di missione che cura le grandi opere, nonostante sia indagato per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e all’abuso a Firenze perché avrebbe agevolato il consorzio Nodavia (capeggiato dalla coop rossa Coopsette) impegnata nei lavori dell’alta velocità di Firenze, in combutta con la presidente di Italferr, Maria Rita Lorenzetti, ex presidente dell’Umbria.

Ercole Incalza è dal 1991 che ci conta balle sull’alta velocità, ed è stato coinvolto dai giudici in reati legati alla Pubblica amministrazione, indagato in vent’anni ben 14 volte. Ad esempio con l’accusa di truffa aggravata nei confronti dello Stato per la questione dei fori pilota del Terzo Valico nel 1998, reato dal quale non fu assolto, ma che andò in prescrizione con le lungaggini create ad arte dagli avvocati e dai politicanti”.

Non ho molta fiducia su questa ulteriore inchiesta, qui parliamo di persone sfuggite a “Mani pulite” e che hanno collegamenti a larghissimo raggio in quasi tutti i partiti e agganci a politici caratterizzati dalla memoria volutamente assai corta, dalla coda di paglia e colmati da congrui benefit personali o famigliari.

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