Braccianti Castelnuovo, si allargano i controlli
Dopo il blitz di venerdì scorso proseguono le verifiche delle forze dell'ordine sui braccianti di Castelnuovo. I cinque irregolari segnalati alla Questura ma si cercano soluzioni per evitare l'espulsione
Dopo il blitz di venerdì scorso proseguono le verifiche delle forze dell'ordine sui braccianti di Castelnuovo. I cinque irregolari segnalati alla Questura ma si cercano soluzioni per evitare l'espulsione
CASTELNUOVO SCRIVIA. Proseguono i controlli dei Carabinieri e dell’Ispettorato del lavoro sui braccianti di cascina Bovera, dove, venerdì scorso, le forze dell’ordine hanno identificato cinque lavoratori di nazionalità marocchina irregolari. Dopo una temporanea sospensione dell’attività imprenditoriale, il datore di lavoro ha sanato la posizione versando un’ammenda e il provvedimento è stato quindi sospeso. Il provvedimento ha riguardato solo l’attività agricola mentre quella di confezionamento, che si svolge parallelamente, ha proseguito, non essendo state riscontrate irregolarità.
“Ci sono condizioni che vanno verificate – dicono le forze dell’ordine – ma la situazione non è certo quella cui ci siamo trovati di fronte due anni fa, all’azienda Lazzaro”.
Per i cinque clandestini, intanto, si cerca di capire quale sia il percorso più opportuno per sanare la situazione. Al momento, sono stati segnalati alla Questura, come prevede la legge, ma non dovrebbero essere espulsi.
I controlli saranno estesi anche ad altre aziende che prestano alcuni servizi, come la fornitura di macchinari per le lavorazioni e la raccolta nei campi. Essendo alcuni braccianti irregolari, si sarebbe aperta per questi la problematica sulle normative di sicurezza sul lavoro.
Controlli in corso, dunque, per evitare eventuali episodi di sfruttamento della forza lavoro, spesso sotto pagata e costretta a turni pesanti. Un fenomeno che era emerso il tutta la sua drammaticità anche nella nostra provincia con il caso dei quaranta braccianti della Lazzaro, scesi in sciopero e in presidio per chiedere condizioni di lavoro più umane e che venisse riconosciuto loro non solo il salario, ma anche la loro dignità. Alcuni di quei lavoratori sono stati successivamente inseriti in percorsi lavorativi alternativi, grazie anche alla catena di solidarietà che si era innescata attorno alla vicenda e grazie alla perseveranza del Presidio Permanente che sta fornendo su richiesta l’assistenza legale.
Nell’articolo correlato, riportiamo l’intervista ad Antonio Olivieri, esponente del Presidio.