Tensioni in Medio Oriente, effetti sulle imprese piemontesi: costi su, export giù
Economia
11 Aprile 2026
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Tensioni in Medio Oriente, effetti sulle imprese piemontesi: costi su, export giù

Indagine su 1.200 aziende: cresce la pressione su energia e logistica, rallenta anche il terziario per la prima volta dal 2020

TORINO – Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, in particolare la guerra in Iran, stanno influenzando il clima di fiducia delle imprese piemontesi. Con effetti concreti su costi ed export. È quanto emerge dall’indagine trimestrale condotta a marzo dal Centro Studi dell’Unione Industriali Torino. Che ha coinvolto oltre 1.200 aziende manifatturiere e dei servizi. Il dato più significativo riguarda l’aumento dei costi: dopo un lungo periodo di stabilità, oltre il 70% delle imprese prevede rincari, con punte dell’85% nel settore energetico.

Le imprese segnalano aumenti legati a materie prime, energia e logistica, elementi fortemente influenzati dallo scenario internazionale. Sul fronte economico generale, tengono occupazione e produzione, mentre si registra una flessione degli ordinativi e un peggioramento della redditività. Continua invece la fase negativa dell’export, in calo da 12 trimestri consecutivi, segnale di una difficoltà strutturale nei mercati internazionali.

Rallenta anche il terziario

Per la prima volta dalla pandemia del 2020 si registra un rallentamento anche nel settore dei servizi. Gli indicatori restano positivi, ma mostrano un calo significativo. Oltre 15 punti percentuali per produzione e redditività, 11 per gli ordini e 9 per l’occupazione. A pesare sono soprattutto i comparti più esposti al contesto internazionale, come commercio, turismo e trasporti, fortemente legati alle dinamiche globali.

L’INDAGINE COMPLETA: GUARDA LE SLIDE

«Dopo settimane di forte tensione arrivano segnali di possibile stabilizzazione – commenta Andrea Amalberto, presidente di Confindustria Piemonte –. Ma il quadro resta complesso e le conseguenze saranno di lungo periodo». Secondo Amalberto, serviranno mesi perché i mercati energetici tornino a livelli sostenibili per imprese e famiglie.

Allo stesso tempo, sottolinea come l’Europa abbia oggi l’opportunità di ritagliarsi un ruolo da “superpotenza economica”, a patto di agire con rapidità e unità politica.

I numeri dell’indagine

Nel dettaglio, le aspettative restano leggermente positive per occupazione (+5%), produzione (+3%) e ordini (+0,9%), ma sono negativi i dati su export (-5,5%) e redditività (-10,7%). Frena anche la propensione agli investimenti, che riguarda il 74,6% delle imprese, in lieve calo rispetto alla rilevazione precedente. Il tasso di utilizzo degli impianti si mantiene stabile al 77%, mentre il ricorso alla cassa integrazione interessa l’8,8% delle aziende.

Permane una distanza tra grandi e piccole imprese. Le aziende con oltre 50 dipendenti mostrano maggiore fiducia sulla produzione (+7,1%), mentre le più piccole restano più prudenti (+1,2%).

Nel manifatturiero, ancora in difficoltà il comparto metalmeccanico e automotive, mentre segnali positivi arrivano da settori come cartario, tessile e chimico. Nel terziario, invece, pesa la crisi di trasporti e turismo, mentre restano dinamici comparti come Ict e servizi alle imprese.

Un quadro che conferma come le imprese piemontesi stiano affrontando una fase di transizione complessa, tra instabilità internazionale e adattamento ai nuovi equilibri economici globali.

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