Derthona Awards: nel ‘less is more’ vince ancora il territorio
"L'unità è il segreto di questo territorio - ha concluso Chiodi - il segreto di Tortona è questo grosso senso di appartenenza".
TORTONA – Seconda edizione dei ‘Derthona Awards’, ormai diventati una specie di serata introduttiva al weekend di AssaggiaTortona, con un importante cambio in corsa del programma che ha finito per mostrare come chi non si è presentato ha fatto male, molto male. La contemporaneità con l’arrivo di tappa del Giro d’Italia nella vicina Novi non ha sicuramente aiutato, ma i presenti almeno nella prima parte dello spettacolo hanno potuto divertirsi per davvero.
Dopo un’introduzione con luci, fumo, immagini e voce narrante che ha raccontato la storia del banchetto di nozze fra Gian Galeazzo Sforza e Isabella figlia del duca di Calabria e nipote di re Ferrante I d’Aragona – 800 invitati equamente divisi fra Milano e Napoli, già allora una cifra astronomica – con la regia di Leonardo da Vinci, a salire sul palco sono state alcune eccellenze del nostro territorio, che ha mostrato di avere ancora tanto da offrire.
I fratelli Billi, professionisti dell’informalità
Dopo il ‘cappello’ introduttivo di Walter Massa e Gian Paolo Repetto – presidenti rispettivamente di Terre Derthona e Gavi e Consorzio di tutela dei Vini dei Colli Tortonesi – per continuare i Derthona Awards sono saliti sul palco i fratelli Billi, gestori dell’omonima osteria, che hanno discusso con i conduttori Casella e Spinelli dell’importanza del legame con il territorio e la comunità, sottolineando come la loro attività ristorativa a Tortona rappresenti una continuazione delle tradizioni locali. “Siamo tornati a Tortona dopo tanto girare per il mondo perché era il posto giusto dove stare, la nostra casa: noi in realtà siamo sempre stati qua, non siamo mai andati via”.
Hanno parlato della bellezza e dell’autenticità del quartiere della stazione, spesso frainteso, ma ricco di storie e botteghe meravigliose, enfatizzando il valore della semplicità e dell’accoglienza nella cucina, che si riflette nel successo del loro ristorante. La conversazione si è poi spostata su come l’identità e l’autenticità siano diventate tendenze nel mondo contemporaneo, con un ritorno alla genuinità e alla convivialità. Sul palco, tutti concordi sull’importanza di essere professionisti dell’informalità – “Tante volte si pensa che quando facciamo una battuta, vediamo qualcosa, scherziamo, è vero che ci esce naturale ma è un qualcosa che abbiamo studiato e che stiamo continuando a studiare tutti i giorni” – creando un ambiente naturale e accogliente per i clienti e celebrando la democratizzazione di queste esperienze culinarie.
I giovani nel vino ai Derthona Awards: tre storie diverse, la stessa passione
Con l’arrivo sul palco dei Derthona Awards di Filippo Alutto Massa, Marco Volpi e Alice Castellani il dialogo si concentra sulla valorizzazione del vino e sull’importanza della condivisione tra le generazioni di produttori. “Un augurio che mi faccio e ci faccio a noi giovani produttori – ha detto Alutto Massa – è quello di poter continuare a andare nelle nostre vigne col sorriso e con la voglia che abbiamo, che dimostriamo tutti i giorni. Poi, se un giorno o l’altro mancherà il gasolio per far andare i trattori, ci inventeremo qualcos’altro; però al momento godiamocela”.
Filippo: “Il vino deve essere semplice e unire. Tortona sia una meta, non un luogo di passaggio”
Filippo ha poi proseguito il confronto portando sul palco l’energia e l’ottimismo della sua generazione, sottolineando l’importanza di fare squadra per far crescere l’intero territorio, ormai riconosciuto a livello internazionale grazie al Derthona. Il vino, secondo la sua visione, deve spogliarsi di vecchi schemi elitari per tornare alla sua funzione principale: la convivialità. “Il vino deve smascherarsi di quella nobiltà, di quella serietà che gli si è costruita attorno. Deve essere una cosa che unisce, una cosa semplice per tutti, che arriva a tutti. Insieme si fa meno fatica ed è più bello. Il nostro territorio si merita di non essere solo quel territorio di passaggio perché l’uscita del casello di Tortona è comoda; si merita di diventare un territorio meta del viaggio”.
Marco: “Il calice come una canzone: un’esperienza immersiva che regala emozioni”
Marco Volpi (quinta generazione di una famiglia di viticoltori) ha affrontato il tema del distacco dei venti-trentenni dal mondo del vino, suggerendo che la colpa sia in parte del “sistema” che deve sapersi reinventare. La risposta sta nell’enoturismo d’esperienza e nella capacità di sfruttare la tecnologia (social network) non come mero “spoiler”, ma come veicolo per raccontare il lavoro e i sacrifici che stanno dietro a un’etichetta.
“Per me il calice di vino è molto simile ad una canzone: quando la senti, anche dopo dieci anni, ti riporta in un momento triste o felice, al primo momento in cui l’hai ascoltata. Anche il calice potrebbe essere quello: quando lo bevo in un ambiente, magari al tramonto in mezzo a un vigneto divertendomi con gli amici, poi mi riporta lì. Degustare in modo immersivo per me è raccontare cosa c’è dietro quel calice: gli sforzi, la concezione dell’azienda e di un territorio”.
Alice: “Nessuna questione di genere, contano le competenze. Ai giovani diamo una speranza”
Alice Castellani ha portato una testimonianza unica, legata alla sua decisione di affiancare il marito nella gestione di una complessa realtà che unisce vino, carni e ristorazione. Con un background da ingegnere e architetto, ha saputo reinventarsi e strutturare l’accoglienza aziendale, modulando il linguaggio per affascinare tanto i bambini quanto gli adulti in cerca di sapori d’infanzia, fino ai giovani che cercano un motivo per non abbandonare la propria terra, “Non ne farei tanto una questione di genere: ho cercato di portare le mie competenze in azienda e andare a costruirmi un ruolo che prima non esisteva. Spesso la mia storia personale, che è una storia comunque di rivalsa, fa molta presa perché dà speranza a quei giovani che non vogliono andare all’estero, vogliono rimanere sul proprio territorio a lavorare. Gli spieghi che c’è una possibilità in più”.
Un obiettivo comune per il futuro
L’incontro si è chiuso con un forte richiamo alla coesione: con un’associazione che conta ben 63 soci che remano nella stessa direzione, la scommessa per il futuro è quella di rimanere uniti. Come sintetizzato dai relatori, “se cresce un territorio, crescono tutti”. Una filosofia che non cancella il passato, ma dà finalmente un senso moderno agli sforzi delle generazioni precedenti.
La chiusura dei Derthona Awards con il sindaco e le autorità
Dopo gli interventi di Fabio Ventura, ceo di Tomato Farm che è stata fra gli sponsor dei Derthona Awards assieme alla Fondazione CrAl rappresentata dal neo presidente Paolo Arrobbio, e di Anna Ghisolfi, altra chef di riferimento per il territorio che ha raccontato la sua esperienza nel portare i prodotti locali di Tortona in giro per il mondo, enfatizzando l’importanza di ingredienti unici e non replicabili, come le fragoline e le pesche, che riflettono storie e tradizioni locali, è stato il momento delle premiazioni.
A Mario Capitaneo, Ferdinando Tommaso Forino, Stefania Grandinetti e Cristina Collu è stata consegnata una moneta d’oro realizzata da PlusValenza che è stata il simbolo di quest’anno della manifestazione. Premiata successivamente anche Beatrice Brollo, da anni anima di ‘AssaggiaTortona’ che lo scorso anno ha portato quasi 85mila persone in tre giorni a visitare la città.
Il vero tesoro di Tortona: la comunità e i produttori
Al termine, il sindaco Federico Chiodi ha voluto ribaltare i ruoli, sottolineando come il vero valore di Tortona non risieda nelle istituzioni, ma nelle persone che ogni giorno lavorano la terra, imbottigliano vino e accolgono i visitatori. Il compito dell’amministrazione diventa quindi quello di sostenere questa spinta, unendo l’eccellenza enogastronomica a una riscoperta culturale senza precedenti.
Il sindaco ha espresso profonda gratitudine e orgoglio per il tessuto umano e produttivo del Tortonese, definendo i giovani e i viticultori saliti sul palco come la vera forza trainante della città. “Le persone sedute a quel tavolo sono effettivamente la vera ricchezza del nostro territorio, insieme ai nostri prodotti. Siamo fortunati perché è un territorio ricco di tradizioni, di bontà, di prodotti tipici, di viticultori, di contadini, di ristoratori che veramente riescono a tradurre quello che è il nostro territorio in eccellenza. Noi ci mettiamo solo un po’ di impegno, il tesoro vero viene da loro”.
Il Comune come “facilitatore” e la rinascita culturale
L’azione amministrativa viene descritta non come un’imposizione dall’alto, ma come un servizio di supporto volto a spalancare le porte della città. Questo approccio ha permesso di restituire a cittadini e turisti il patrimonio ultra-millenario di Tortona, dal Museo Archeologico alla Pinacoteca, fino allo storico Teatro come sottolineato dall’assessore Fabio Morreale: “Noi siamo al servizio, il Comune è un facilitatore. Abbiamo aperto tutto ciò di culturale che era possibile intraprendere. Ovunque ti giri Tortona ha storia, tradizione, e tutti noi stasera abbiamo dimostrato di essere legati alle tradizioni della nostra storia”. A testimonianza di questa immensa eredità culturale è stata citata l’Accademia Civica di Musica Lorenzo Perosi, eccellenza nata nel 1846 (una delle più antiche del Piemonte) proprio per formare gli strumentisti del teatro cittadino, e che ancora oggi rappresenta un pilastro della comunità.
Il segreto del successo tortonese e dei Derthona Awards
Il filo conduttore di tutto l’intervento si riassume nell’unità e nell’orgoglio locale. La coesione tra l’amministrazione, la cittadinanza e il comparto produttivo si fonda su un elemento indispensabile che i relatori hanno voluto rimarcare con forza: «L’unità è il segreto di questo territorio – ha concluso Chiodi – il segreto di Tortona è questo grosso senso di appartenenza.»