Omicidio Norma: Luca Orlandi, pena ridotta a 15 anni e 3 mesi, ecco il perché della Corte
I Carabinieri a Isola Sant'Antonio dove fu trovata l'auto bruciata di Norma
Cronaca
Monica Gasparini  
18 Giugno 2026
ore
11:30 Logo Newsguard
Sale

Omicidio Norma: Luca Orlandi, pena ridotta a 15 anni e 3 mesi, ecco il perché della Corte

Dopo l’Appello, ora ricorso per Cassazione. La difesa Orlandi ha chiesto gli arresti domiciliari in struttura

SALE – La Corte d’Assise d’Appello ha rideterminato in 15 anni e 3 mesi la pena inflitta a Luca Orlandi, 26 anni, il giovane agricoltore di Sale accusato dell’omicidio di Norma Megardi, riformando parzialmente la sentenza di primo grado che lo aveva condannato a 30 anni di carcere (l’Assise era presieduta da Gianluigi Biasci). I giudici torinesi hanno escluso l’aggravante del mezzo insidioso (l’auto utilizzata per l’investimento) e riconosciuto l’attenuante del vizio parziale di mente prevista dall’articolo 89 del Codice Penale. E disposto la misura della sicurezza della libertà vigilata per 3 anni.

Ricorso per Cassazione

Il procedimento però non è concluso: sia la Procura Generale di Torino che la difesa hanno presentato ricorso per Cassazione. I legali di Orlandi si battono per dimostrare l’innocenza del giovane, che aveva confessato e poi ritrattato quell’ammissione.

La famiglia della vittima è assistita dall’avvocato Guglielmina Mecucci.

La difesa Orlandi aveva chiesto di sostituire la custodia in carcere con gli arresti domiciliari in una struttura adeguata alle cure, dove l’imputato possa seguire un percorso terapeutico. La Corte aveva rinviato la decisione in attesa delle comunicazioni dell’Asl sulle modalità del percorso riabilitativo. In base alle indicazioni e alle raccomandazioni contenute nella relazione del dottor Keller, perito nominato dalla Corte d’Assise d’Appello, la Corte aveva disposto la presa in carico del giovane da parte del Dipartimento di Salute Mentale dell’Asl, che dovrà valutare il programma riabilitativo e se possa essere svolto in carcere oppure richieda una struttura esterna.

Cosa sostiene la Corte

Luca Orlandi è stato condannato per aver ucciso Norma Megardi, la professoressa 74enne di Sale. Era il 20 giugno 2022. Secondo la ricostruzione, la donna venne investita e uccisa a Sale, quindi caricata sui sedili posteriori e portata sulla sua auto a Isola Sant’Antonio. Lì la vettura fu data alle fiamme. Una sequenza che distrusse quasi completamente il cadavere. Le motivazione della condanna, fortemente ridotta, sono racchiuse in centoquarantaquattro pagine.

Norma Megardi, la vittima

La confessione

Per la Corte d’Appello la confessione resa da Luca Orlandi il 24 e il 27 giugno 2022 era autentica. Confessione, si legge in sentenza, non spontanea ma sollecitata da terzi, nella specie dai genitori di Luca in accordo con i difensori dell’epoca, nell’interesse dello stesso imputato.

Per i giudici torinesi, più elementi comprovano che nel corso degli interrogatori del 24 e del 27 giugno Luca Orlandi riferì fatti veri, personalmente vissuti, un racconto articolato, dettagliato, logicamente coerente.

Considerate le caratteristiche soggettive di Luca Orlandi, sostiene la Corte, non è ipotizzabile che abbia potuto memorizzare, nell’arco di poche ore, un racconto così particolareggiato se non per averlo personalmente vissuto. In proposito, sostengono i giudici, è sufficiente rilevare che quando si progetterà di ribaltare la confessione fornendo un racconto alternativo, il 26enne dirà alla mamma, “mamma non ce la faccio a ricordare ‘sta storia’”.

La perizia di Keller

È stato il giudizio d’Appello a disporre l’accertamento peritale affidato al dottor Keller, alla luce del quale è stata riconosciuta la diminuente riferita all’articolo 89 Cp (vizio parziale di mente).

Il perito, rispetto ai consulenti della Procura alessandrina e della parte civile, ha invece sostenuto come Luca Orlandi mostri una condizione psichiatrica che avrebbe ridotto la sua capacità di intendere e di volere. E ne descrive il quadro clinico in maniera dettagliata.

Secondo l’interpretazione del perito, il 26enne aveva grandi difficoltà nel comprendere la natura e la profondità delle relazioni umane. Viveva in un mondo estremamente rigido, fatto di routine, ordine ed esecuzione precisa delle attività, senza riuscire – sempre a parare del dottor Keller – ad adattarsi ai cambiamenti o a gestire elementi esterni che alterassero il suo equilibrio. L’interferenza della vittima con questo suo ordine abituale sarebbe stata percepita come un forte attacco personale e destabilizzante.

La calunnia

Per quanto riguarda l’ipotesi di calunnia nei confronti dei carabinieri che indagarono (assistiti dall’avvocato Piero Monti), la pena nei confronti dei genitori di Luca Orlandi, Pietro e Ivana Ferrari è stata fortemente ridotta: da 4 anni e 6 mesi ciascuno, a due anni (pena sospesa e non menzione).

La Corte ha riconosciuto, a favore di entrambi, le attenuanti generiche, tenuto conto dello stato di estremo disagio manifestato dal loro figlio a seguito della carcerazione di cui si sentivano responsabili per aver indotto il figlio a rendere le dichiarazioni confessorie (specifichiamo, poi ritrattate). I colloqui danno conto della drammaticità delle visite in carcere, tutte segnate da pianti strazianti di Luca, da martellanti ed ossessive richieste rivolte alla madre sulla data della scarcerazione.

Anche in Appello è stato riconosciuto il corretto comportamento dei carabinieri che indagarono.

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