Alessandria, rinnovo Aia Syensqo. I comitati: «In gioco il futuro della Fraschetta»
Cronaca, Video
Monica Gasparini   
22 Luglio 2026
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11:30 Logo Newsguard
Dossier Spinetta

Alessandria, rinnovo Aia Syensqo. I comitati: «In gioco il futuro della Fraschetta»

Durante la Conferenza dei Servizi sul rinnovo dell'Autorizzazione Integrata Ambientale dello stabilimento, i comitati hanno manifestato all'esterno chiedendo lo stop alla produzione di tutti i Pfas, la bonifica del territorio e maggiori tutele sanitarie per la popolazione della Fraschetta

ALESSANDRIA – Rinnovo AIA Syensqo, i comitati: “In gioco ci sono dieci anni del futuro della Fraschetta”.

“Con il rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale sono in gioco dieci anni del nostro futuro. Ora basta. Non esistono PFAS buoni”. È il messaggio lanciato dal Gruppo ‘Ce l’ho nel sangue’, che questa mattina ha manifestato all’esterno della sede della Provincia in cui si è riunita la Conferenza dei Servizi chiamata a concludere il procedimento per il rinnovo dell’AIA dello stabilimento Syensqo di Spinetta Marengo.

Secondo i manifestanti, la firma del provvedimento riguarda direttamente il futuro della Fraschetta, poiché l’AIA definirà per i prossimi dieci anni quali produzioni potranno proseguire, quali sostanze potranno essere utilizzate ed emesse e quali limiti saranno imposti all’attività dello stabilimento.

Attivisti e cittadini denunciano di essere rimasti esclusi dal procedimento decisionale e parlano di “una sconfitta delle istituzioni”, sostenendo che la comunità avrebbe avanzato richieste precise: la bonifica integrale del territorio, lo stop alla produzione di tutti i PFAS, “vecchi e nuovi”, un monitoraggio sanitario permanente della popolazione esposta e una legge nazionale che vieti l’intera classe di queste sostanze.

Contestata la durata del procedimento

Nel comunicato viene inoltre contestata la durata del procedimento autorizzativo. Secondo il movimento, per sei anni Solvay, oggi Syensqo, ha potuto continuare la produzione mentre il rinnovo dell’AIA era ancora in corso, con la possibilità di proseguire l’utilizzo di sostanze che, affermano i manifestanti, sono state successivamente rilevate nell’ambiente e nel sangue dei residenti della Fraschetta.

Il movimento sostiene inoltre che l’industria chimica tenda a sostituire le sostanze finite sotto accusa con nuove molecole, motivo per cui ritiene necessario vietare l’intera classe dei PFAS senza distinguere tra composti ritenuti più o meno sicuri. Nel documento viene citato anche il cC6O4, ricordando come in passato fosse stato presentato come una sostanza a bassa tossicità e sostenendo che le conoscenze scientifiche successive avrebbero modificato quel quadro.

I manifestanti richiamano anche il procedimento penale per presunto disastro ambientale colposo, la cui prossima udienza è fissata per il 16 novembre, e le analisi che hanno evidenziato la presenza di PFAS nel sangue di parte della popolazione residente. Alla luce di questi elementi, ritengono che l’attenzione delle istituzioni dovrebbe concentrarsi sull’interruzione della fonte di contaminazione, sulla bonifica del territorio e sulla tutela della salute pubblica.

Ed è proprio sulla responsabilità delle istituzioni che interviene Viola Cereda. In particolari quegli Enti che “non prendono decisioni per proteggere il territorio”.

Nel comunicato il movimento afferma infine che la responsabilità di eventuali ritardi nella bonifica, di rinvii nelle decisioni e dell’eventuale prosecuzione dell’utilizzo di nuove molecole ricadrà anche sugli enti che sottoscriveranno il provvedimento. Pur ribadendo di non partecipare ai tavoli decisionali, i comitati assicurano che continueranno a vigilare sull’iter, a denunciare eventuali ritardi e a chiedere “acqua pura, aria pulita e un futuro diverso per la Fraschetta”.

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