Carceri, sindacati: Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta al limite
Cronaca
Monica Gasparini   
9 Settembre 2026
ore
09:00 Logo Newsguard
La protesta

Carceri, sindacati: Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta al limite

SAPPE, OSAPP, UIL e USPP denunciano sovraffollamento, carenza di agenti e aggressioni nelle carceri di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta e chiedono l’intervento del Dap

ALESSANDRIA – Carceri, Sappe-Osapp-Uil-Uspp: «Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta al limite. Venuta meno la fiducia nell’attuale gestione del Prap. Il Dap intervenga e valuti l’immediato avvicendamento del provveditore».

Sovraffollamento, centinaia di unità di Polizia Penitenziaria mancanti, 57 aggressioni a Torino, quasi 700 detenuti a Genova Marassi, gravissima carenza di personale ad Aosta, straordinario ormai strutturale e appena 30 nuovi agenti assegnati a tutto il distretto. I sindacati: «La misura è colma. Non chiediamo rassicurazioni, chiediamo decisioni».

“Allarme situazione carceri”

Le Organizzazioni Sindacali SAPPE, OSAPP, UIL FP Polizia Penitenziaria e USPP, unitariamente, lanciano un durissimo allarme sulla situazione delle carceri del Piemonte, della Liguria e della Valle d’Aosta e formalizzano ai vertici del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria il venir meno della fiducia nell’attuale gestione del Provveditorato Regionale, chiedendo di valutare con la massima urgenza l’avvicendamento dell’attuale Provveditore Regionale.

«La misura è colma. Non siamo più davanti a singole emergenze locali, ma a una crisi strutturale che interessa l’intero distretto. Sovraffollamento, drammatica carenza di personale, aggressioni, incendi, danneggiamenti, tentativi di suicidio, atti autolesionistici, ricorso sistematico allo straordinario e accorpamento dei posti di servizio stanno scaricando sulle donne e sugli uomini della Polizia Penitenziaria il peso di un sistema che continua a reggersi quasi esclusivamente sul loro sacrificio».

Particolarmente grave è il quadro degli organici. Dall’ultimo corso di formazione sono state destinate all’intero distretto appena 30 nuove unità di Polizia Penitenziaria, da distribuire tra tre regioni e numerosi istituti.

«Trenta agenti non sono sufficienti neppure a compensare il fisiologico turnover determinato da pensionamenti, trasferimenti e cessazioni dal servizio. Non rappresentano quindi un reale potenziamento degli organici e non possono costituire una risposta credibile alla dimensione dell’emergenza».

Piemonte: 4.445 detenuti e circa 455 poliziotti mancanti

Al 31 agosto 2026, nei 13 istituti piemontesi risultano presenti 4.445 detenuti a fronte di 3.978 posti regolamentari. Sul versante della Polizia Penitenziaria, rispetto a una dotazione prevista di circa 3.071 unità, ne risultano effettivamente presenti circa 2.616: circa 455 poliziotti in meno, con una scopertura prossima al 15%.

Particolarmente difficili le condizioni di Ivrea, Cuneo e Vercelli, mentre ad Aosta la carenza di personale ha raggiunto livelli di eccezionale gravità, rendendo sempre più complessa la copertura dei servizi e la gestione ordinata e sicura dell’istituto.

A Torino, dall’inizio dell’anno, secondo i dati rilevati dalle Organizzazioni Sindacali, sono già 57 le aggressioni subite dal personale di Polizia Penitenziaria.

«Cinquantasette aggressioni in otto mesi non sono una statistica: dietro ogni numero c’è un poliziotto aggredito mentre svolge il proprio servizio. Quando la violenza assume questa frequenza, non si può più parlare di episodi isolati. È il segnale di un sistema di sicurezza sottoposto a una pressione ormai insostenibile».

Liguria: quasi 1.500 detenuti in 1.111 posti e circa 154 poliziotti

Non meno grave la situazione ligure. Nei sei istituti della regione risultano presenti 1.498 detenuti a fronte di 1.111 posti regolamentari, con un tasso di affollamento prossimo al 135%. A ciò si aggiunge una carenza di circa 154 appartenenti alla Polizia Penitenziaria rispetto ai 977 previsti, pari a una scopertura prossima al 16%.

Emblematica la situazione della Casa Circondariale di Genova Marassi, che dopo Torino rappresenta il secondo grande istituto dell’intero distretto: circa 690 detenuti per poco più di 530 posti regolamentari.

«Quasi 700 detenuti, organici insufficienti, aggressioni, incendi, danneggiamenti, atti autolesionistici e tentativi di suicidio rappresentano la quotidianità con cui il personale deve confrontarsi. Se Torino e Genova Marassi, i due maggiori istituti del distretto, sono contemporaneamente in gravissima sofferenza, il problema non è più locale: riguarda la capacità di governo dell’intero sistema».

A Genova Pontedecimo si registrano circa 160 detenuti per 96 posti, con un sovraffollamento intorno al 167%.

A Sanremo sono presenti circa 277 detenuti per 223 posti e la carenza di personale ha determinato un ricorso allo straordinario ormai strutturale, con operatori programmati in straordinario già nell’ordinaria articolazione dei servizi, compresi i turni notturni.

Alla Spezia risultano circa 226 detenuti per 152 posti, mentre il personale conta circa 127 unità rispetto alle 146 previste.

A Imperia sono presenti circa 72 detenuti per 53 posti, con 56 poliziotti rispetto ai 65 previsti, mentre anche Chiavari, con circa 60 detenuti per 52 posti, opera oltre la propria capienza regolamentare.

«La Liguria non presenta più sei criticità separate: è l’intero sistema penitenziario regionale ad essere in sofferenza».

«Preoccupante aumento dei provvedimenti disciplinari»

SAPPE, OSAPP, UIL e USPP denunciano inoltre un progressivo deterioramento del clima organizzativo e delle relazioni sindacali, accompagnato da quello che definiscono un «aumento vertiginoso dei procedimenti disciplinari» in diverse realtà del distretto, da Sanremo fino ad Aosta.

«La disciplina deve garantire il corretto adempimento dei doveri d’ufficio, ma non può trasformarsi in una sorta di clava o in uno strumento ordinario di governo e controllo del personale. Chi lavora quotidianamente in condizioni di carenza di organico, sovraffollamento, aggressioni e turnazioni gravose deve sentirsi sostenuto e tutelato dall’Amministrazione».

Le Organizzazioni Sindacali chiedono inoltre al DAP di verificare le segnalazioni relative all’eventuale utilizzo delle registrazioni dei sistemi di videosorveglianza degli istituti anche ai fini del controllo del personale e dell’attivazione di procedimenti disciplinari, accertandone modalità, presupposti e rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento.

«Necessario un cambio di passo»

La valutazione delle quattro Organizzazioni Sindacali è netta:

«È venuta meno la fiducia nell’attuale gestione del Provveditore Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria per il Piemonte, la Liguria e la Valle d’Aosta».

«Non si tratta di una posizione personale nei confronti del titolare dell’incarico, ma di una valutazione sindacale formale e unitaria, maturata nel tempo sulla base dell’andamento complessivo del distretto. Riteniamo che l’attuale gestione non abbia espresso una capacità di intervento, coordinamento e programmazione proporzionata alla gravità delle problematiche che da tempo rappresentiamo».

Per questo SAPPE, OSAPP, UIL FP Polizia Penitenziaria e USPP chiedono al Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria di valutare con la massima urgenza l’immediato avvicendamento dell’attuale Provveditore Regionale e l’apertura di un confronto diretto con le rappresentanze del personale.

«Occorre una discontinuità gestionale e un effettivo cambio di passo. Il personale ha già dato tutto: ha garantito i servizi in condizioni difficilissime, affrontato aggressioni e situazioni di pericolo, lavorato oltre l’orario ordinario e sopportato turnazioni sempre più gravose. Non può continuare ad essere la Polizia Penitenziaria a compensare con il proprio sacrificio le carenze strutturali dell’Amministrazione».

Le Organizzazioni Sindacali avvertono infine che, in assenza di risposte concrete, valuteranno unitariamente ulteriori iniziative sindacali, comprese le forme di mobilitazione e protesta consentite dall’ordinamento.

«Non chiediamo ulteriori rassicurazioni. Chiediamo decisioni.

Non chiediamo che le criticità vengano semplicemente registrate. Chiediamo che vengano affrontate.

Non chiediamo al personale altri sacrifici. Chiediamo che siano finalmente tutelate la sua incolumità, la dignità professionale, la serenità lavorativa e il morale.

La situazione non è normale. Non è sostenibile. Non è più accettabile. E, soprattutto, non può più essere governata come se lo fosse».

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