Scuole, sport e cultura diffusa: una primavera per il Tortonese
Società
Marco Gotta   
11 Settembre 2026
ore
07:30 Logo Newsguard
L'editoriale

Scuole, sport e cultura diffusa: una primavera per il Tortonese

Dalla nuova "Salvo D'Acquisto" al sogno della Supercoppa alla Nova Arena, passando per la mobilitazione artistica di Volpedo. Una terra operosa riscopre l'ambizione di contare

TORTONA – C’è una sottile ma evidente vibrazione che attraversa le nostre strade in questo scorcio di settembre, una sensazione nitida che scaccia via quella rassegnata abitudine alla perifericità che troppo spesso, negli ultimi decenni, ha segnato il passo della provincia piemontese. Il Tortonese, fra scuole e altri progetti, sta vivendo una stagione densa di significati, un crocevia di eventi in cui idee rimaste a lungo sulla carta, aspirazioni sportive e visioni culturali trovano finalmente una forma concreta, restituendo ai cittadini la consapevolezza del proprio valore. Potete leggere tutte queste storie sul numero di oggi in edicola o online su edicola.ilpiccolo.net

La cura delle radici parte dai banchi delle scuole

La vera misura della vitalità di un comprensorio si legge innanzitutto nella capacità di guardare alle nuove generazioni. L’inizio anticipato delle lezioni alla scuola media Valenziano ha ricordato a tutti il valore della vicinanza quotidiana ai nostri ragazzi, ma è il taglio del nastro della nuova primaria Salvo D’Acquisto in viale Kennedy a rappresentare il simbolo più potente di questa rinascita.

Cancellare le macerie e l’incuria di un plesso dichiarato inagibile per erigere, grazie a un lavoro di squadra istituzionale e ai fondi europei, una struttura all’avanguardia significa sanare una ferita aperta nel cuore del quartiere San Bernardino privo di scuole. L’arrivo dei vertici di Governo per salutare l’opera non è semplice passerella, ma la certificazione che quando il territorio progetta con serietà sa attrarre investimenti e farsi ascoltare ai livelli più alti.

Davide contro Golia: la favola bianconera conquista la sua casa

Accanto alla rigenerazione urbana scorre l’orgoglio identitario, catalizzato da un miracolo sportivo che ormai miracolo non è più, bensì il frutto di una lungimiranza manageriale straordinaria. La presentazione della Supercoppa italiana di basket e la festa che venerdì accende piazza del Duomo tra canestri, musica e baskin raccontano un traguardo inseguito con caparbietà.

Dopo anni di pellegrinaggio lontano dalle proprie mura, il Derthona Basket è tornato a giocare le grandi sfide nella nuovissima arena cittadina, donata dall’impegno e dall’attaccamento della famiglia Gavio. Ospitare la massima competizione d’apertura del basket tricolore – unica compagine piemontese nell’élite della Serie A – dimostra che le piccole realtà di provincia possono guardare negli occhi le metropoli economiche. Sul parquet, come ha ricordato il presidente Picchi, a volte Davide batte Golia; e la città intera si specchia in questa determinazione, scoprendosi capace di accogliere eventi di risonanza nazionale ed europea.

Oltre i campanili: la voce della cultura che chiama alla pace

Questa spinta propulsiva, tuttavia, non si esaurisce dentro i confini comunali di Tortona, ma trova linfa nel dialogo costante con le sue valli e i suoi borghi storici. Lo dimostra l’appuntamento al mercato coperto di Volpedo con disarmArti, una maratona creativa che raduna maestri dell’arte contemporanea, poeti, musicisti jazz e performer da tutta Italia per formulare un messaggio di pace indirizzato al Quirinale. In un momento internazionale segnato da venti di guerra, il borgo del Pellizza si trasforma nel crocevia del disarmo dei linguaggi, dimostrando come il Tortonese possegga una sensibilità etica e una vocazione culturale di respiro nazionale.

Raccordare le scuole che riaprono, le piazze che festeggiano lo sport di vertice e i mercati che diventano officine di pace non è un esercizio retorico, ma il quadro fedele di una terra che ha rialzato la testa. Il Tortonese sta dimostrando con i fatti che la provincia non è il luogo della rinuncia, ma lo spazio privilegiato dove le idee possono ancora prendere corpo, trasformarsi in opere concrete e indicare una strada per il futuro.

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