Strage di Castel d’Azzano, blitz sotto esame: tra le vittime Marco Piffari
La Procura Generale di Venezia contesta presunte negligenze a tre ufficiali dei Carabinieri nella pianificazione e nella gestione dell’intervento. Tra i tre militari morti nell’esplosione c’era Piffari, profondamente legato a Tortona, dove vive parte della sua famiglia.
TORTONA – A quasi un anno dalla strage di Castel d’Azzano, la tragedia nella quale perse la vita anche Marco Piffari, carabiniere di 56 anni profondamente legato a Tortona, si apre un nuovo capitolo. Questa volta gli accertamenti riguardano la pianificazione e la gestione dell’operazione che, nella notte del 14 ottobre 2025, si concluse con l’esplosione del casolare dei fratelli Ramponi e la morte di tre militari.
La Procura Generale di Venezia ha notificato un capo di incolpazione per presunte negligenze a tre ufficiali dell’Arma. Si tratta di un procedimento di carattere disciplinare – rivelato dal quotidiano L’Arena e ripreso da più testate – distinto dal procedimento penale a carico dei fratelli Ramponi.
Al centro degli accertamenti ci sarebbero presunti errori nella pianificazione e nella gestione dell’intervento e, in particolare, la decisione di non interrompere l’operazione quando sarebbe risultato evidente che all’interno del casolare era stato diffuso del gas, con il conseguente rischio di esplosione. Saranno gli accertamenti a stabilire eventuali responsabilità: allo stato attuale si tratta dunque di contestazioni ancora da verificare.
Il legame con Tortona
È un nuovo sviluppo che tocca da vicino anche Tortona. Marco Piffari era nato a Taranto, dove il padre, militare della Marina, si trovava per servizio, ma aveva forti radici tortonesi: Tortona era la città natale della madre e qui erano nati i fratelli Andrea e Michela. In città vivono ancora la zia, lo zio e la cugina Roberta Bruno, che nei giorni immediatamente successivi alla tragedia aveva affidato al nostro giornale il ricordo di Marco. «Aveva un cuore grande», aveva raccontato, descrivendolo come una persona sempre allegra e profondamente orgogliosa della divisa che indossava.
Piffari era comandante della Squadra operativa di supporto (Sos) del quarto Battaglione Veneto. Insieme a lui, nell’esplosione, persero la vita Valerio Daprà e Davide Bernardello.
Dai famigliari delle vittime era arrivata una richiesta di fare piena luce su quanto accaduto. I loro legali avevano presentato un esposto chiedendo di verificare se, oltre alle responsabilità contestate ai fratelli Ramponi, potessero essercene altre e soprattutto se la morte dei tre carabinieri avrebbe potuto essere evitata.
Il procedimento giudiziario
Parallelamente procede il filone principale della vicenda giudiziaria. Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi sono stati rinviati a giudizio davanti alla Corte d’Assise di Verona per accuse che comprendono strage, detenzione di esplosivi e minacce a pubblico ufficiale. Il processo è fissato per il 26 ottobre.
Per Tortona, dunque, quella di Castel d’Azzano non è soltanto una tragedia avvenuta a centinaia di chilometri di distanza. È la vicenda di un uomo che qui aveva le proprie radici familiari.