“Il Piccolo” oggi in edicola: Massimo Bray, l’IA. Storie e le notizie del Monferrato
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Marcello Feola   
25 Settembre 2026
ore
07:44 Logo Newsguard
Il giornale

“Il Piccolo” oggi in edicola: Massimo Bray, l’IA. Storie e le notizie del Monferrato

Massimo Bray, il peso della cultura, il caro energia e la Notte della Ricerca: fatti, protagonisti e problemi di Alessandria e del territorio

ALESSANDRIA – C’è una frase, tra le molte che trovate sul “Piccolo” oggi in edicola, che potrebbe diventare la chiave di lettura dell’intero giornale: siamo più competitivi di quanto ci raccontiamo. Si parla dell’Italia, della sua reputazione e della capacità di attrarre capitali, ma potremmo tranquillamente trasferire il concetto ad Alessandria e alla sua provincia.

Perché abbiamo una curiosa capacità di sottovalutarci. Eppure basta sfogliare queste pagine per scoprire un territorio che, mentre si interroga sui propri problemi, continua a produrre cultura, ricerca, solidarietà, impresa, sport, idee.

Massimo Bray, nell’intervista che apre il giornale, indica nella cultura e nella conoscenza gli antidoti al pregiudizio e allo scontro sociale. Non è una dichiarazione astratta. In questi giorni Alessandria offre esempi concreti: il Concorso internazionale di chitarra classica, Ottobre Alessandrino, la Notte della Ricerca dell’Upo. Eventi diversi che dicono la stessa cosa: la cultura non è un ornamento e neppure uno sfizio. Può generare economia, relazioni, reputazione.

Le contraddizioni

Naturalmente c’è l’altra faccia. Alessandria paga 26 milioni di extracosti legati all’energia. Il ponte sul Piota resta impigliato tra cantiere e viabilità. In Val Borbera continua la battaglia sul parco eolico. E ci sono vicende giudiziarie che arrivano alla loro conclusione. Un giornale serve anche a questo: mettere le cose una accanto all’altra, senza nascondere ciò che non funziona e senza dimenticare quello che funziona molto bene.

Così scopriamo che Alessandria è la prima provincia piemontese per incidenza di alunni stranieri. Un dato che non può essere soltanto una statistica: racconta come sta cambiando la società e pone domande su scuola, integrazione e futuro.

E poi ci sono le persone. Quelle della Protezione civile che da venticinque anni intervengono dove qualcuno ha bisogno, dall’alluvione del 1994 alla Turchia, fino agli incendi. O chi organizza iniziative benefiche, chi restituisce vita a un teatro, chi porta una focaccia dolce al Porto Antico di Genova, chi riporta le barche sul Po.

Raccontare ciò che siamo

Persino Grok, l’intelligenza artificiale, finisce per insegnarci qualcosa di molto umano: gli strumenti valgono per l’uso che sappiamo farne. Vale per la tecnologia, ma forse anche per un territorio.

Abbiamo università, festival, imprese, associazioni, tradizioni, eccellenze gastronomiche, sport di alto livello. Abbiamo Casale che celebra il vino, Novi che riscopre il Marenco, Valenza che porta la scuola a teatro, Tortona pronta a un’altra Serie A, Acqui e Ovada con le loro storie da raccontare.

Non significa ignorare i problemi. Significa guardarli senza trasformarli nell’unica narrazione possibile. Perché forse il primo capitale che Alessandria deve imparare a non disperdere è proprio questo: la consapevolezza del proprio valore.

Anche raccontarlo, ogni venerdì, è il mestiere del “Piccolo”.

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