Tortona, una corsa verso la luce. Il saluto a Susy tra lacrime e silenzio
Le navate del Sacro Cuore non sono bastate a contenere chi ha voluto rendere omaggio alla podista cinquantaduenne. «Il tuo "dai che ce la fai!" continuerà a risuonare nei nostri cuori»
TORTONA – Ci sono partenze che lasciano senza fiato, come uno scatto improvviso in salita che toglie il respiro. Ma l’addio a Susy D’Agostino, celebrato nella chiesa del Sacro Cuore a Tortona, ha trasformato lo sconcerto e il dolore in una gigantesca, silenziosa testimonianza d’amore. Le panche della parrocchia e il sagrato non sono bastati a contenere tutte le persone che hanno voluto accompagnarla per l’ultimo tratto di strada: amici di una vita, conoscenti, colleghi e, soprattutto, quel popolo della corsa che con lei aveva condiviso domeniche all’alba, fatica sui sentieri e risate al traguardo.
Un silenzio carico d’amore al Sacro Cuore
In prima fila, stretti in un dolore composto e lacerante, i familiari, circondati dal calore protettivo di una comunità che non ha voluto lasciarli soli neppure per un istante. Accanto a loro, riconoscibili e fieri nei loro colori sociali, gli atleti e i compagni dell’Azalai: quegli “Azaleros” per cui Susy non era semplicemente una compagna di squadra, ma una colonna portante, una sorella di fatica e una sorgente inesauribile di positività.
La divisa nel cuore e quel grido che resta: «Dai che ce la fai!»
Durante la cerimonia, lo smarrimento per una vita spezzata a soli cinquantadue anni si è intrecciato al ricordo indelebile della sua forza d’animo. Chiunque abbia preso la parola o abbia semplicemente sostato davanti al feretro ha rivisto il suo volto radioso. Anche negli anni più duri, quando la malattia si era manifestata dopo la gara di Serravalle Scrivia costringendola a una prova tremenda, Susy non aveva mai smesso di dispensare incoraggiamenti a chiunque le gravitasse attorno.
Nella corsa è importante arrivare alla fine: ora quel traguardo ha cambiato forma, ma non significato. Nelle navate è risuonato idealmente quel suo incoraggiamento spontaneo – «Dai che ce la fai!» – che Susy teneva sempre in serbo per chi arrancava in salita o nella vita. Una frase che i suoi compagni hanno promesso di custodire dentro, portandola come un talismano su ogni linea di partenza.
Una corsa oltre la linea del traguardo
All’uscita dalla chiesa, tra gli sguardi gonfi di lacrime e i lunghi applausi che hanno spezzato la compostezza della funzione, è parso chiaro a tutti che Susy ha lasciato un’eredità che la morte non può cancellare. La sua vittoria più limpida non risiede nei piazzamenti o nei cronometraggi, ma nell’impronta indelebile impressa nell’animo di chi ha avuto il privilegio di incrociare il suo cammino.
Oggi la terra di Tortona saluta la sua podista più solare. E mentre il feretro si allontana per l’ultimo viaggio terreno, resta la certezza che Susy continuerà a correre libera, leggera e invincibile, con quel sorriso contagioso che per sempre illuminerà i sentieri della memoria. “Fai buon viaggio, guerriera”.