Stop a censura sulle notizie: la Liguria protesta, ma ci sono ostacoli anche da noi
Cronaca
Monica Gasparini   
12 Ottobre 2026
ore
12:48 Logo Newsguard
Mobilitazione

Stop a censura sulle notizie: la Liguria protesta, ma ci sono ostacoli anche da noi

Giornalisti in piazza a Genova il 19 ottobre per il diritto di cronaca. La denuncia dei promotori e le difficoltà di accesso alle notizie. Ma è una situazione che riguarda anche il nostro territorio

GENOVA – Diritto di cronaca, giornalisti liguri in piazza: il problema è esteso. Il 19 ottobre presidio davanti alla Prefettura di Genova. Ordine e sindacato denunciano notizie omesse e ostacoli al lavoro dei cronisti. Ma è una questione che riguarda anche il nostro territorio.

Il diritto di cronaca torna al centro della mobilitazione dei giornalisti. Lunedì 19 ottobre 2026, alle 10.30, davanti alla Prefettura di Genova, si terrà un presidio promosso dall’Ordine dei Giornalisti della Liguria, dall’Associazione Ligure Giornalisti e dal Gruppo Cronisti Liguri. Le tre organizzazioni contestano quella che definiscono una nuova stagione di «bavagli e censure», denunciando le difficoltà nell’accesso alle informazioni sui fatti che accadono nelle città.

Una protesta che merita attenzione anche fuori dai confini regionali. Perché il problema sollevato dai colleghi liguri riguarda il rapporto tra istituzioni, informazione e cittadini. E anche nella provincia di Alessandria l’accesso alle notizie di cronaca presenta ormai difficoltà analoghe.

La denuncia: notizie omesse per evitare «allarme sociale»

Secondo quanto riferiscono i promotori, da alcuni mesi, lungo tutta la Liguria, da Ventimiglia a Sarzana, nei resoconti quotidiani delle forze dell’ordine non verrebbero comunicati episodi come furti, rapine, truffe agli anziani, violenze sessuali e accoltellamenti. La motivazione, sempre secondo la nota delle organizzazioni giornalistiche, sarebbe il timore che la pubblicazione possa generare «allarme sociale».

Alla mancata comunicazione di questi fatti si aggiungerebbero le limitazioni all’ingresso dei cronisti in caserme, questure e distretti di polizia. Ai giornalisti, denunciano Ordine, Associazione e Gruppo Cronisti, verrebbero fornite soltanto le informazioni relative ai controlli dei pattuglioni. È questa selezione delle notizie, descritta dai promotori, a essere al centro della mobilitazione.

Non solo Liguria: una difficoltà che riguarda anche noi

Anche nel nostro territorio la difficoltà di ottenere informazioni sulla cronaca pone una questione che non può essere liquidata come un problema interno alla categoria. Quando diventa complicato conoscere e verificare un fatto, a perdere non è soltanto chi deve scrivere un articolo: è anche chi quell’articolo dovrebbe poter leggere.

La preoccupazione per gli ostacoli al lavoro giornalistico emerge, con modalità diverse, anche in altre regioni. Il 3 settembre 2026, in Veneto, Ordine e sindacato hanno chiesto un confronto con Procure, Prefetture e vertici delle forze dell’ordine dopo il caso di un cronista allontanato e sanzionato mentre documentava un incidente autostradale. Le organizzazioni hanno denunciato un clima di crescente difficoltà nell’esercizio della professione, chiedendo procedure condivise che tengano insieme sicurezza e informazione.

Le singole vicende non vanno sovrapposte automaticamente. Il punto comune, però, è la necessità di rendere possibile il lavoro dei cronisti nel rispetto dei diversi ruoli. La comunicazione istituzionale e l’informazione giornalistica non sono la stessa cosa: un comunicato può essere un punto di partenza, ma non dovrebbe diventare l’unico orizzonte entro cui raccontare una comunità. Invece, oggi, l’informazione viaggia ‘via comunicati stampa’.

Libertà di stampa e presunzione d’innocenza

Il presidio ligure richiama l’articolo 21 della Costituzione, che stabilisce: «La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure». È su questo principio che i promotori fondano la contestazione delle prassi denunciate.

Nella nota viene sollevato anche un altro problema: il rifiuto, descritto come sistematico, di comunicare ai giornalisti il nominativo dell’avvocato delle persone arrestate o indagate. Per le organizzazioni liguri, questa chiusura incide anche sulla presunzione d’innocenza.

Il tema è sostanziale: poter interpellare la difesa aiuta a non fermarsi alla sola ricostruzione accusatoria. La tutela della persona coinvolta e il diritto dei cittadini a essere informati devono procedere insieme, ricordando che l’articolo 27 della Costituzione esclude che un imputato possa essere considerato colpevole prima della condanna definitiva. Senato della Repubblica

Non si tratta, dunque, di chiedere la diffusione indiscriminata di informazioni, ignorare il segreto investigativo o sacrificare la riservatezza delle vittime. Si tratta di rivendicare le condizioni per un’informazione verificata, proporzionata e rispettosa delle persone. Informare non significa alimentare allarmismi; evitare gli allarmismi non dovrebbe significare rinunciare a informare.

Al presidio annunciati Bartoli e Costante

Alla manifestazione – come precisa Ansa – è stata annunciata la partecipazione di Carlo Bartoli, presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, e Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi, insieme a rappresentanti dell’avvocatura, del sindacato e della magistratura.

Sono previsti, tra gli altri, gli interventi di Tommaso Fregatti e Andrea Leoni, presidente e vicepresidente dell’Ordine ligure; Matteo Dell’Antico e Milena Arnaldi, segretario e presidente dell’Associazione Ligure Giornalisti; Katia Bonchi, presidente del Gruppo Cronisti Liguri. fnsi.it

La mobilitazione parte da Genova, ma la domanda che pone riguarda anche noi: come garantire ai cittadini un racconto completo della realtà, se chi deve verificarla e raccontarla incontra ostacoli nell’accesso alle informazioni?

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