Tassi Bce, Confartigianato Piemonte: «Un altro colpo alle piccole imprese»
Il presidente Giorgio Felici critica la stretta monetaria: «Misura recessiva ed esecrabile». A giugno i prestiti alle piccole imprese piemontesi segnano un calo del 3,8%
TORINO – Il rialzo dei tassi di interesse deciso dalla Banca Centrale Europea preoccupa Confartigianato Piemonte. Che denuncia le crescenti difficoltà di accesso al credito per le micro e piccole imprese. A lanciare l’allarme è il presidente Giorgio Felici, secondo il quale la politica monetaria restrittiva rischia di frenare ulteriormente investimenti e competitività.
Nel quadro descritto dall’associazione, la Bce avrebbe disposto due aumenti dei tassi di riferimento da 25 punti base ciascuno, a giugno e settembre 2026. Così da contrastare le pressioni inflazionistiche legate anche al rincaro dell’energia.
Prestiti in calo per le piccole imprese
Secondo i dati diffusi da Confartigianato, a giugno 2026 i prestiti bancari alle piccole imprese del Piemonte registrano una contrazione del 3,8% su base trimestrale. Un andamento che evidenzia le difficoltà delle realtà produttive di minori dimensioni. Tra le regioni con le flessioni più contenute figurano Lombardia (-1,5%), Sicilia (-2,6%) e Campania (-3%), mentre i cali risultano più accentuati in Toscana (-6,1%), Veneto (-4,9%) e Liguria (-5,7%). La contrazione maggiore si registra in Valle d’Aosta, con il -9,1%.
«Il nuovo rialzo dei tassi Bce arriva in un momento particolarmente delicato per le nostre imprese», sottolinea Felici, che definisce la misura «recessiva ed esecrabile».
Il costo del credito e il rischio per gli investimenti
L’associazione segnala che ad agosto 2026 il costo del credito alle imprese si attestava al 3,85%. Sostanzialmente stabile rispetto al 3,86% di luglio, ma superiore al minimo del 3,49% registrato a marzo.
«Il credito continua a crescere per il sistema produttivo nel suo complesso, mentre si riduce per le piccole imprese», osserva il presidente. Una situazione che, secondo Confartigianato, rischia di penalizzare proprio le aziende più diffuse sul territorio.
A preoccupare è anche il rallentamento degli investimenti in macchinari. Nel secondo trimestre del 2026 sarebbero diminuiti del 2,3% rispetto ai tre mesi precedenti, con una crescita annua limitata all’1,2%, contro il 6,4% del primo trimestre.
«Serve un cambio di rotta»
Felici contesta l’impostazione delle politiche monetarie europee, ritenendole poco compatibili con la necessità di sostenere innovazione, produttività e sostenibilità delle imprese. «È perfettamente inutile la retorica sull’innovazione, sulla produttività e sulla sostenibilità quando si alzano i tassi per chiudere i rubinetti del credito», afferma.
Da qui la richiesta di un cambio di indirizzo nelle politiche economiche europee. Obiettivo, evitare che la stretta creditizia comprometta la capacità di investimento delle piccole e medie imprese piemontesi.