San Carlo Borromeo, il vescovo che sfidò la peste e cambiò la Chiesa
Arcivescovo di Milano a soli 27 anni, fu protagonista della Controriforma e si dedicò ai poveri e agli ammalati. La sua storia è legata anche alla Sindone di Torino
ALESSANDRIA – Il 4 novembre la Chiesa celebra San Carlo Borromeo, cardinale e arcivescovo di Milano, una delle figure più importanti della Chiesa cattolica del Cinquecento. Protagonista della riforma ecclesiastica successiva al Concilio di Trento, dedicò la propria vita alla formazione dei sacerdoti, all’assistenza dei poveri e alla cura degli ammalati, diventando un simbolo di carità e umiltà.
Nato il 2 ottobre 1538 ad Arona, sul Lago Maggiore, apparteneva alla nobile famiglia Borromeo. A soli dodici anni ricevette il titolo di commendatario di un’abbazia benedettina, ma scelse di destinare ai bisognosi buona parte delle rendite.
Un arcivescovo giovanissimo
Dopo gli studi di diritto a Pavia, intraprese una rapida carriera ecclesiastica. Nel 1563 fu ordinato sacerdote e consacrato vescovo, partecipando alle fasi conclusive del Concilio di Trento.
Nel 1565, a soli 27 anni, assunse la guida dell’Arcidiocesi di Milano, impegnandosi ad applicare le riforme conciliari. Fondò seminari, promosse la costruzione di scuole e ospedali, riorganizzò le strutture ecclesiastiche e visitò personalmente le comunità della diocesi.
Il suo motto episcopale era ‘Humilitas’, espressione di una spiritualità fondata sul servizio.
La peste di San Carlo
L’episodio più celebre della sua vita risale al 1576-1577, quando Milano fu colpita da una devastante epidemia di peste. Mentre molti lasciavano la città, Carlo Borromeo rimase accanto agli ammalati, organizzando soccorsi, distribuendo aiuti e utilizzando le proprie ricchezze per assistere la popolazione.
La sua presenza fu così significativa che l’epidemia passò alla storia come ‘peste di San Carlo’. La figura del cardinale sarebbe stata ricordata anche da Alessandro Manzoni nei ‘Promessi sposi’.
San Carlo Borromeo ebbe un ruolo importante anche nella storia della Sindone di Torino. Nel 1578, per agevolare il suo desiderio di venerare il Sacro Lino, i duchi di Savoia decisero di trasferirlo da Chambéry a Torino. Il cardinale raggiunse la città piemontese a piedi, affrontando un pellegrinaggio di quattro giorni segnato dalla preghiera e dal digiuno.
La morte e la canonizzazione
Provato dalle fatiche e da una salute sempre più fragile, San Carlo Borromeo morì il 3 novembre 1584, a soli 46 anni. Fu beatificato nel 1602 da Clemente VIII e canonizzato nel 1610 da Paolo V.
Le sue spoglie sono custodite nello Scurolo del Duomo di Milano, mentre ad Arona una monumentale statua alta circa 35 metri, conosciuta come il Sancarlone, ne ricorda la figura. La sua memoria liturgica ricorre il 4 novembre, anniversario della sua sepoltura.